Audizione presso la 7^ Commissione Cultura del Senato sul Disegno di legge Esami di stato
La riforma degli esami di Stato è un atto doveroso, e bene ha fatto il Ministero e il Consiglio dei Ministri a mettervi mano con un Disegno di legge approvato dal Governo: gli interventi di Moratti e Tremonti, “internalizzando” le commissioni mettevano a rischio il valore legale del diploma secondario superiore, oltre a ridurre l’esame ad un inutile rituale ripetitivo delle prove dell’ultimo anno. Reintrodurre il 50% di commissari interni e dare a ciascuna commissione (ogni due classi) un presidente significa di per sé garantire un maggior rigore e una maggiore certezza di regolarità.
Aumentare
gradatamente il punteggio relativo al curricolo scolastico offre anche
agli studenti un riconoscimento più ampio dei risultati fin lì
ottenuti, senza per altro eccedere in una direzione che, viste la
garanzie date alle scuole non statali, paritarie o legalmente
riconosciute, avrebbe altrimenti potuto essere mal interpretata.
Ma il disegno di legge è tutt’altro che perfetto.
Esistono alcuni passaggi sicuramente errati, che vogliamo attribuire a disattenzione:
- la mancata riconferma dell’aumento del punteggio per il curricolo scolastico in uno degli articoli:
- il mantenimento delle norme precedenti per i candidati privatisti esterni che, per come è formulato il nuovo testo, si vedrebbero avvantaggiati sugli interni, in quanto eviterebbero il giudizio di ammissione, né verrebbe loro richiesta la conoscenza del piano di studi dell’ultimo anno di corso.
Vi sono poi punti di dissenso di merito, su cui abbiamo chiesto un intervento correttivo:
·
In particolare ci riferiamo alla questione legata al “ saldo” di tutti
i debiti . Se da un a parte occorre garantire la serietà all’esame di
stato, dall’altra questa non si può tradurre in un eccesso di rigore
che finisce per penalizzare gli studenti che, per motivi diversi, pure
si sono impegnati nel corso dell’intero percorso quinquennale ed hanno
acquisito un esito complessivamente positivo.Del resto l’esame di stato
costituisce momento di sintesi di valutazione dell’intero percorso
scolastico, che non può essere ridotto ad una formula matematica, ma
attiene ad una valutazione complessiva dell’intero percorso. E’ questo
il senso per noi del ripristino del giudizio di ammissione, in base al
quale il consiglio di classe assume su di sé la responsabilità di
ammettere all’esame anche quegli studenti che, pur presentando un
quadro di percorso non del tutto positivo, hanno maturato una
formazione complessiva che merita di essere provata proprio in sede di
esame.Ciò non significa che con l’ammissione possa scattare
l’automatismo contrario e cioè una liberatoria per tutti, anche per
coloro che hanno debiti su gran parte o sulla totalità delle discipline.
Anche
alla luce di queste considerazioni, seppure non in sede di discussione
del disegno di legge sugli esami di stato, si pone comunque la
necessità di riprendere e di risolvere la tematica legata ai debiti
maturati nel corso dell’intero quinquennio, sicuramente fin qui non
risolta dalle formule conosciute.
Allo stesso modo che senso ha consentire che i candidati privatisti esterni siano giudicati nelle scuole paritarie? Che esame di Stato è, se i commissari che esaminano non sono di Stato? Solo in caso di eccesso numerico ci si preoccupa che le commissioni siano esclusivamente statali, come se fosse una questione di misura, non di diritto. Si tratta di un argomento questo su cui il recente documento del CNPI non prende posizione considerato che non sono state accolte le proposte della delegazione durante il dibattito, e che invece è molto importante, visti anche gli abusi che ci sono stati dopo il primo intervento della Moratti, e su cui la Moratti stessa era stata costretta ad intervenire di nuovo. Con la stessa logica, però: la misura, non il diritto! In tal modo i docenti di quelle scuole, soggette a legislazione privata per quanto attiene ad esempio al reclutamento ed al Contratto nazionale, diventerebbero, ope legis e ad intermittenza (solo per il tempo dell’esame), funzionari dello Stato, che in suo nome rilasciano una certificazione appunto statale. Sarebbe una inaccettabile forzatura sia sul piano formale che su quello sostanziale, che in qualche modo metterebbe in discussione proprio l’assunto dal quale è partita l’iniziativa legislativa del Ministro: restituire credibilità sostanziale agli esami di stato, attraverso meccanismi che attestano/garantiscono la terzietà del giudizio, insieme ad un’azione di verifica e controllo statale.
· Ed infine le questioni relative all’orientamento universitario che sembrano dimenticare che esistono anche sbocchi non universitari e, soprattutto, sembrano dimenticare che, tra una esame di Stato restaurato nel suo rigore e un meccanismo di test di accesso all’università che assomigliano sempre più a veri e propri esami, i nostri studenti sono gli unici in Europa a sostenere due esami al termine dei loro percorsi scolastici.
Per tutti questi motivi la FLC Cgil ha elaborato un documento con gli emendamenti e le osservazioni al testo del disegno di legge che ha presentato oggi in sede di audizione, consegnandone copia alla commissione stessa.
Rispetto infine alla delibera del CNPI in merito, la FLC rileva
positive convergenze su molti punti che attengono alla valutazione di
questo disegno di legge, .ma evidenzia un dissenso profondo sulla
scelta del CNPI di non prendere alcune posizione sul ruolo attribuito
dal disegno di legge alle scuole paritarie.
Confermiamo
un nostro dissenso irriducibile verso una mancata puntualizzazione che
non trova alcun fondamento di coerenza con l’intero impianto del
Disegno di Legge e che si configura non solo come una incomprensibile
concessione alle scuole private ma anche come un pesante segnale in
direzione della privatizzazione del sistema, della quale cominciamo a
scorgere più di un fatto preoccupante.
Per quanto ci riguarda comunque, porteremo avanti le nostre rivendicazioni in tutte le sedi di confronto e proposta.
Roma, 5 ottobre 2006

