Una spesa ben fatta
Quando si parla di stipendi degli insegnanti italiani, si ergono a giudici della categoria alcune e ben note altre categorie.
Come
maestra, allora, sarei tenuta, insieme con colleghe e colleghi, a fare
lo stesso all’indirizzo delle succitate. Vorrei far notare che quanto
viene detto potrebbe essere rimandato al mittente, e con molte e ben
più valide ragioni.
Prendiamo Attilio Oliva (esempio simbolo di
una categoria ben collocata nella attuale società con tante
sottocategorie di settore) nella trasmissione "Consumi e costumi"
(all'url:
http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=palinsesto&cont_id=4122&date=2006-10-26&stream=video)
egli, con pacata eleganza di modi, ma con una punta di malcelata
arroganza, fa presente che i docenti sono un numero esorbitante e
rapporta le cifre con quelle di altri Paesi.
Allora gli si
potrebbe rispondere che lui è TROPPO già di per sé. Sia chiaro, non ce
l’ho con lui, ma con la sua mentalità, la quale vive di luoghi comuni,
di statistiche, di cifre…
E’ pur vero che pare ormai inevitabile
dover appartenere alla categoria di chi ci sa fare coi numeri per
“essere”…tuttavia si può non essere d’accordo?
Proviamoci una
buona volta. L’insegnante è un lavoratore/lavoratrice con un compito
delicatissimo e talmente importante nel quotidiano di un alunno/a che
sparlarne pubblicamente già è commettere una specie di reato pubblico.
E se è vero, e non confutabile, che tale insegnante potrebbe far dei
danni irreversibili, allora proteggiamone la categoria a cui appartiene
e sosteniamolo in ogni contesto. Proteggiamo tale professione dagli
sproloqui di chiunque. Cerchiamo di valorizzarne il compito, prima di
tutto evitandone la demolizione.
Sappiamo che i dati OCSE, e
altri autorevoli per definizione, fanno di ogni erba un fascio, alcuni
ne hanno già scritto, quindi non dilunghiamoci sulla peculiarità del
territorio italiano e delle scuole che ivi risiedono…Diventa noioso ed
esercizio inutile… tanto non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Ma
affermare che la nostra scuola non dà risultati è bugia, o perlomeno,
lo era fino a poco tempo fa, fino a quando non si era sulla bocca di
tutti i Signori autorevoli che, calcolatrice alla mano, non vedono IL
PROBLEMA.
Il problema è il loro che hanno impoverito le famiglie
italiane nel nome della flessibilità, della produzione, unico bene, dei
loro lauti guadagni, del loro potere, del loro protagonismo, dei loro
assurdi consigli sulla scuola e sui nostri alunni, della loro assoluta
cecità di fronte al disagio diffuso, delle loro televisioni, di chi dà
credito a loro e non fa parlare altri che non siano individui blasonati…
Ci
sono casi di malaindustria, di malcommercio, di malasanità, di
malsport, di malcostume, di malafiscalità (chiamiamola così per far
prima!)…e di malascuola…ci sono casi e casi, chi lo nega! Un imbecille!
Eppure la scuola va trattata coi guanti di velluto per l’ovvio motivo
che tra i banchi, sui banchi, nelle palestre spesso inesistenti, nelle
aule spesso fatiscenti…ci passano, ci vivono i figli di tutti, le
famose e tanto amate (si fa per dire!) generazioni future…i cervelli
che salveranno o devasteranno il futuro…
Allora non è con la
stitichezza dei numeri che si dovrebbe ragionare, bensì con una
larghezza di vedute che a loro signori sembra mancare all’abbisogna…
Ci
sono sacche di carente formazione? Benissimo, approfondiamo il problema
e SPENDIAMO in formazione per tutti, formazione pagata però.
Ci sono insegnanti incapaci? Le leggi per perseguirli esistono già, applichiamole.
Ci
sono classi numerose che scoppiano per la loro composizione? Creiamo un
sistema flessibile che consenta a ogni scuola di intervenire sul numero
e sul sostegno.
Come affrontare la formazione in itinere dei docenti? Che duri tutta la vita? Va bene, ma non a loro spese.
Come
incentivare l’autoaggiornamento? Come pagare gli straordinari? Come
rispettare gli studenti e le loro famiglie fornendo supplenti fin dal
primo giorno di assenza dei titolari?
Quanto spendere per
l’istruzione in un meraviglioso Paese che riconosce a tutti, proprio a
tutti, il diritto di apprendere e di accedere ai gradi alti
dell’istruzione?
Quale valutazione degli apprendimenti adottare?
Quante risorse dare alle scuole per ogni capitolo di spesa, incluso il facile consumo?
Tra
tutte le categorie di ignoranti del sistema scuola, ce n’ è poi una che
si annida dentro la nostra stessa. Io la chiamo quella dei disperati
alla ricerca di riconoscimento economico differenziato per la loro
sedicente bravura, per i loro progetti! La capisco, ma non fa un buon
servizio né a se stessa né al sistema scuola, il quale non ha bisogno
di “prime donne”, bensì di persone, tutte, tutte disposte a stare con
ragazze e ragazzi, a sporcarsi le mani senza manie di grandezza, senza
follie individualistiche…Bensì con l’orgoglio del proprio sapere
pedagogico, delle proprie mani, delle proprie teste, delle proprie
strategie per risollevare ognuno….
Affinché la professione di
insegnante divenga appetibile in un momento di grandi rivolgimenti
culturali, sociali, ambientali, ideali…nelle migliaia di difficoltà
della comunicazione, nel sorgere e risorgere di fenomeni devianti tra i
giovani, non va incentivata fra docenti la differenziazione economica,
la quale sarebbe devastante in un sistema che si regge anche sul clima
e la collaborazione…bensì bisognerebbe pagare dignitosamente tutti
coloro che si occupano di vite e teste, bisogna spendere, spendere,
spendere, elargire denaro…mai investimento sarebbe così produttivo,
ancor più che non in fabbriche di beni materiali!
23 novembre 2006
Claudia Fanti

