Rethinking Education in the Era of Globalisation
Verbale della riunione (in inglese)
Sabato 5 marzo abbiamo partecipato al convegno “Rethinking Education
in the Era of Globalisation”, sabato 5 marzo, invitate dall’Anti SATs
Alliance che è un movimento di opposizione ai test di valutazione
nazionale (SATs) imposti dal governo Blair in questi ultimi anni. Al
Convegno hanno partecipato più di duecento persone, era presente come
ospite straniero, oltre noi, Jay Rosner, un insegnante americano.
L’introduzione
del convegno ha affrontato il tema dell’educazione come diritto per
tutti e non come privilegio di pochi. Nel Regno Unito la scelta tra la
scuola pubblica e quella privata non è una vera scelta perché è
condizionata dalle possibilità economiche delle famiglie. C’è un numero
molto alto di scuole private e religiose( cattoliche e islamiche) che
creano divisione e discriminazione sociale. In alcune scuole si
iscrivono i bambini secondo il loro “profilo attitudinale” per
indirizzarli nelle scelte scolastiche e fargli seguire un insegnamento
personalizzato, un po’ come vuole fare da noi la Moratti. Però questo
può diventare ulteriormente discriminante perché certi bambini vengono
esclusi a priori perché ritenuti inadeguati a quel tipo di scuola. C’è
quindi una canalizzazione precoce degli studenti, non vengono
rispettate le loro potenzialità ma vengono invece suddivisi in
categorie in base alle abilità, andando ad aumentare le differenze di
classe e praticando una precoce selezione sociale con l’intento di
coltivare una manodopera utile al sistema economico.
Si
è parlato anche di giustizia globale contro la privatizzazione dei
servizi pubblici nel terzo mondo, di progetti che vadano verso
una nuova globalizzazione che non porti di povertà e sfruttamento ma
sia capace di generare e ridistribuire lavoro e possibilità di
sviluppo. Si è affrontato il problema della guerra che viene vissuta
anche dai bambini nelle informazioni che ricevono dalla TV o perché
hanno dei parenti arruolati, dei rifugiati politici che soffrono di
razzismo e pregiudizio nei loro confronti, della necessità di
educare alla pace, di rendere consapevoli i giovani che si possono
cambiare le cose, che l’unica guerra che vale la pena di
combattere è quella contro la povertà. Per questo è stata indetta una
grande manifestazione contro la guerra a Londra per il 19 marzo.
Dopo
la presentazione e i primi interventi ci siamo divisi in gruppi di
lavoro; Elena ha partecipato a quello dei disabili grazie alla
traduzione di Jane, mentre Mara a quello sul modello economico
nell’educazione e critica del neo-liberismo e con l’aiuto di due
insegnanti liguri che insegnano al corso di italiano, le è stato
possibile intervenire portando anche su questo argomento l’esperienza
italiana, in particolare la suddivisione tra licei e formazione
professionale, la precarizzazione del lavoro introdotta dalla legge 30
e i condizionamenti che ci vengono dalla UE. La discussione
all’interno di questo gruppo ha messo in luce altri aspetti del modello
educativo neo-liberista:
l’educazione non incide solo su ciò che si
fa ma anche su ciò che si diventa. Il modello di leadership gestionale
è impositivo e non democratico; anche se condito dalla retorica
democratica in realtà condiziona le scelte della scuola e
impedisce l’autonomia degli insegnanti e la libertà d’insegnamento.Vi è
l’obbligo per le scuole di adeguarsi alle richieste del governo, i loro
risultati vengono misurati attraverso i SATs e se non sono adeguati,
vengono tagliati i fondi. C‘è una incentivazione del computer learning
perché questo comporta una drastica riduzione degli insegnanti
necessari, un solo insegnante può gestire tantissimi studenti che lo
seguono davanti al computer. Le scuole vanno verso una
maggiore privatizzazione e ora si sta verificando il problema delle
speculazioni finanziarie visto che gli sponsor che finanziano la scuola
pubblica sono in maggioranza banche commerciali che fanno investimenti,
seguono poi le congregazioni religiose, compagnie private e altre
associazioni.
Il governo sta svendendo gli edifici delle scuole
che non hanno ottenuto dei risultati adeguati attraverso i SATs, magari
perché hanno un’utenza disagiata e problematica, per farne
delle Academy, cioè scuole private gestite dalle società
finanziarie che fanno in questo modo delle speculazioni
immobiliari impadronendosi in particolare di edifici nuovi o recenti,
che sembrano offrire la libertà di scelta (apparente) alle
famiglie su sport, musica e laboratori scientifici. Le società
finanziarie diventano anche l’autorità scolastica locale, in pratica
sono loro a fare le scelte in materia educativa e possiamo immaginarci
in che modo: la scuola viene gestita come un’azienda. Contro le Academy
si sta cercando di creare una mobilitazione che coinvolga anche le
famiglie dei quartieri che si vedono chiudere le loro scuole pubbliche.
Gli altri gruppi di lavoro si occupavano di :
- le difficoltà di apprendimento degli studenti africani e caraibici che sembra rifiutino, come scelta della comunità, l’impegno nello studio e discriminino chi tra loro va bene a scuola;
- gli ultimi provvedimenti presi da Blair in campo educativo per la fascia 14/19 anni;
- la critica ai test e degli esempi americani su come lavorare bene nonostante i test;
- della critica relativa alla valutazione dei quozienti d’intelligenza che non considerano le intelligenze multiple;
- l’apprendimento personalizzato e di quello lungo l’arco di tutta la vita;
- scrittura creativa e pratiche didattiche innovative;
- l’ inserimento dell’attualità nella programmazione didattica come lo tsunami;
- esempi di didattica alternativa ai SATs;
- di multiculturalismo.
Nel
pomeriggio abbiamo continuato a seguire i lavori del gruppo sul modello
economico nell’educazione dove il relatore ha parlato dei vari sistemi
scolastici in Europa e dove noi abbiamo fatto l’invito a trovare
momenti di lotta comune a livello europeo.
Nella plenaria di
chiusura abbiamo relazionato noi italiane parlando del sistema
scolastico precedente alla Moratti (Mara) ai cambiamenti e alla
storia del movimento (Elena).
L’accoglienza è stata veramente perfetta, abbiamo conosciuto molte persone alcune delle quali parlavano italiano molto bene.
Abbiamo
cercato di lanciare l’idea di una connessione tra movimenti
visto che loro ci precedono da anni nelle cose negative che avverranno
qui da noi. Non so se la cosa è stata recepita dall’assemblea e se la
traduzione simultanea è stata integrale o sintetica, ma almeno un
legame si è creato tra noi e il nostro specchio di società futura.
Intanto
possiamo darvi un po’ di notizie che abbiamo raccolto durante le
conversazioni con Jane; nelle scuole elementari c’è una frequenza di 25
ore settimanali in classi con un insegnante unico affiancato da vari
specialisti tra cui gli insegnanti di sostegno, però nel gruppo di
lavoro sulla disabilità lamentavano proprio la difficoltà di
integrazione di questi bambini che o vengono messi nelle scuole
speciali che sono moltissime oppure sono in teoria inseriti nelle
classi mentre in pratica, all’interno delle scuole, si viene a creare
una piccola classe speciale o differenziale.
Gli insegnanti
delle scuole elementari in genere accompagnano i bambini in un
percorso di studi biennale (es. 7/9 anni) ma non è raro trovare
insegnanti che si specializzano in una classe sola.
Abbiamo portato
a casa parecchio materiale informativo che comprende i SATs di
matematica e inglese per i 7 e 11 anni; assomigliano alle nostre prove
di verifica bimestrali , con domande a scelta multipla , vero/falso,
alcuni solo di tipo nozionistico.
Gli alunni hanno 45 minuti a
disposizione per completare le prove e cominciano con le
istruzioni ai bambini su come svolgerle.
A quanto pare questi
test SATs hanno raggiunto una frequenza tale che gli insegnanti non
hanno più la calma e il tempo per spiegare e approfondire il curriculum
(programmi) ma addirittura si sta adeguando ai test anche la stesura
del programma.
Sono oltremodo pericolosi perché i risultati
danno il grado di qualità della scuola, (viene pubblicata una
classifica a punti), essi sono pubblici e si possono consultare anche
nei supermarket oltre che nei siti internet, mettono le scuole in una
logica di libera concorrenza con la conseguenza di ghettizzare sempre
di più le situazioni più difficili che hanno ottenuto valori troppo
bassi e vedono, per gli iscritti che possono, il trasferimento
verso le altre scuole. Riguardo a ciò rimandiamo alla relazione di Jane
Bassett a Genova. È stata inoltre indetta una giornata di mobilitazione
europea in maggio.
Elena Miglietta, Retescuole di Milano e Mara Montagna, La scuola siamo noi di Parma

