Un'altra scuola è possibile. Notizie dalla scuola inglese.
Assolutamente da leggere.
Introduzione
Sono molto
contenta di essere qua, e vi ringrazio da parte della Anti SATs
Alliance, l’organizzazione che rappresento a questo convegno. Sono
professoressa di Lingua e Lettere inglesi, e pure di Media Studies – lo
studio del mass media, in una scuola superiore, in una zona popolare a
Londra. Parlerò, ovviamente, da questo punto di vista, ma ho
l’intenzione di parlare anche delle scuole elementari, e di altri
settori. Sono anche attiva nel sindacato National Union of Teachers, il
più grande e progressista dei sindacati nel campo dell’istruzione
pubblica.
Due punti da chiarire:
1. In Inghilterra e Galles la
scuola elementare dura da 5 fino a 11 anni e si chiama primary school.
C’e anche l’asilo. La scuola superiore dura da 11 fino a 16 anni per
tutti. Dopo, gli alunni possono scegliere fra alternative varie. Il
sistema è completamente diverso in Scozia.
2. Avrete sentito parlare
dei SATs negli Stati Uniti. Sono tests che i ragazzi americani fanno
per ottenere l’entrata all’università. In Gran Bretagna si riferiscono
ai test impostati dallo stato sugli alunni di 7, 11 e 14 anni e non
hanno niente a che fare coi test americani. La Anti-SATS Alliance fa
parte della campagna per abolire questi test e ne parlerò dopo.
La Storia
La
storia della scuola negli ultimi anni in GB è stata spesso deprimente.
E pure di cattivo esempio. Sembra che abbia dato l’ispirazione
nociva/malefica, sia, secondo quello che mi avete spiegato, alla legge
Moratti, sia sulla cosiddetta riforma No Child Left behind, il
programma seguito dall’amministrazione Bush negli Stati Uniti.
Nonostante tutto questo, credo che possiamo anche portare una speranza,
per combattere questi assalti all’istruzione pubblica e vedere la
possibilità di un’altra scuola, una scuola diversa.
Per capire
la situazione in Gran Bretagna, bisogna ritornare agli anni 80 e al
regno della Thatcher, e l’introduzione di quello che chiamiamo il
thatchereism, che però è essenzialmente, il neo-liberalismo. Ha portato
avanti un assalto ideologico, economico e politico, alle tradizioni
dello stato sociale, alle idee progressive e a quelli che si ponevano
all’opposizione – soprattutto i sindacati e il famoso sciopero dei
minatori – quelli che chiamava ‘il nemico dentro’. Bisogna capire pure
che il movimento operaio e i sindacati non hanno ancora recuperato la
determinazione e la combattività dopo questo periodo e sono pure
confinati da una serie di legge anti-sindacalisti.
E’ da
quest’atmosfera che sono nate le ‘riforme ‘che dominano ora nostre
scuole, iniziate dalla Thatcher e approfondite dal governo di Tony
Blair e New Labour. Fra i punti principali:
- L’introduzione dei
principi del mercato nel campo dell’ istruzione pubblica, con un’
intensificazione della concorrenza fra le scuole, gli insegnanti e gli
alunni. Il modello era – ed è – quello della compagnia privata, il
neo-liberalismo scolastico. E’ stato accompagnato da una serie di
misure che creano una gerarchizazione del corpo insegnante.
- Un
divergenza fra le scuole ‘buone’ – maggiormente nelle zone più
benestanti – e le scuole ‘deboli’. Abbiamo visto una divisone fra gli
alunni che riescono e quelli che non riescono, per esempio, che
corrisponde a tutte le divisioni di classe e di razza che esistono
nella nostra società.
- Un sistema e un curriculum controllato dal
centro e messo sotto una sorveglianza intensa. Questo include un
curriculum stretto, una serie di test – i famosi SATs – l’introduzione
di misurazione dell’efficienza delle scuole e un sistema di ispezione
rigida. Più recentemente, abbiamo visto il tentativo di controllare non
solo quello che possiamo insegnare, ma anche come lo facciamo.
Intendo
concentrare l’intervento sugli aspetti del curriculum, i sistemi di
valutazione e la didattica. Però, bisogna pensare come gli uni
influiscono sugli altri. E’ un rapporto dialettico. Ricordatevi anche
che queste cose si sono sviluppate, durante gli ultimi 15 anni!
Ci sono tre elementi importanti:
National Curriculum
Ha
impostato le materie importanti e per lo più il contenuto delle
materie. Chiaramente abbiamo visto l’emergenza di una gerarchia e
un’ossessione per ‘le basi’ in pratica di lingua inglese, matematica e
scienze. Nello stesso tempo, altre materie sono ridotte – per esempio
Arte Drammatica non è una materia scolastica, secondo il national
curriculum, ufficialmente esisteva solo nei documenti riguardanti
lingua e letteratura inglese. Però, secondo me, è una materia che
sviluppa i rapporti sociali e il modo di esprimersi. Aiuta in
particolare i ragazzi che trovano la scuola difficile. In generale il
curriculum è anche rigido. Il contenuto è troppo pesante, etnocentrico
e offre poche possibilità di adattare l’insegnamento secondo gli
interessi e i bisogni degli alunni.
Alcuni esempi:
Lingua e Letteratura inglese
- liste di autori prescritti
-
pochi autori da altre culture: per esempio, c’e una presenza
sostanziale nella mia scuola e nella parte di Londra dove abito e vivo
di persone provenienti dalle isole del Caraibi o dall’Africa. C’e una
letteratura ricca proveniente dai Caraibi però le possibilità di
insegnarla e di coinvolgere gli studenti nel curriculum sono ridotte
anche – per esempio – è difficile confrontare questi autori con
Shakespeare.
- C’e la tradizione nell’insegnamento della lingua
inglese di studiare anche i mass media. Mi pare importante che i nostri
alunni sviluppino un approccio critico nei confronti dei media.
Dovremmo vedere, per esempio, tutti i reportages delle guerre a
l’occupazione dell’Iraq. Esistono due linee precise nel documento.
Scienze
Un
contenuto pesante. Gli alunni devono assorbire i fatti ma manca lo
spazio per riflettere sulla scienza, sulle potenzialità e i pericoli a
cui può portarci e il livello delle attività di laboratorio si è
abbassato.
Scuola elementare
Anche a questo livello, c’e una
lista di materie. Esisteva, nelle scuole elementary, una tradizione di
‘Project work’, che spesso cercava di collegare gli elementi delle
varie materie, in un modo transcurricolare. C’è un attacco ideologico
all’idea di usare un progetto che unisce aspetti di storia, di
letteratura, di musica e di matematica per esempio. L’istruzione,
secondo alcuni, sbaglia perché mette il bambino al centro. Bisogna
ritornare alle basi, inglese, matematica,…
Infatti, mentre prima
il ‘national curriculum’ imponeva una visone abbastanza tradizionale
(storia Britannica, letteratura Britannica) ora tende, sotto New
Labour, più verso la formazione per il mondo del lavoro.
L’effetto
è di ridurre lo spazio disponibile all’insegnante e all’alunno. E’ più
difficile rispondere agli interessi o ai problemi, scegliere un libro
che corrisponde agli interessi o alla cultura degli alunni, o con cui
si può estenderli. Durante gli anni 70 e 80, molti insegnanti hanno
lavorato, insieme ai genitori, per combattere il razzismo nelle scuole
– sia a livello di pregiudizio, che a livello istituzionale – negli
esami, nei percorsi scolastici e a livello del curriculum – per
esempio, lo studio di civiltà diverse, di letterature diverse. Molte di
queste iniziative si erano perse, solo per riapparire ora. Il processo
di imparare, di insegnare diventa meno importante, perchè c’è sempre la
pressione di finire, di ‘coprire’ tutto – anche se c’è una diminuzione
nella motivazione ad imparare oppure nel divertimento. E non c’è il
tempo di affrontare un tema difficile: la guerra in Iraq o gli
atteggiamenti nei confronti dei rifugiati. Da quello che ho capito, il
vostro governo vorrebbe che gli alunni italiani non discutessero di
Mussolini e del fascismo.
Personalmente, sarei a favore di un
curriculum sviluppato dal basso, da insegnanti, alunni, genitori ed
altri membri della comunità. Un curriculum democratico che si interessi
delle vite degli alunni, ma che cerchi anche di andare oltre la vita
quotidiana. Credo anche che ci siano certe cose che noi decidiamo
essere importanti – per esempio lo sviluppo del mondo moderno.
SATs
Per
appoggiare il national curriculum e per esercitare una sorveglianza
intensificata sulla scuola e sugli insegnanti i conservatori hanno
introdotto i tests, i famosi SATs. Sono compiti che fanno tutti all’età
di 7, 11 e 14 anni. Pensate di mettere i bambini di 7 anni a fare un
esame: è barbaro. Ha portato a indicazioni di stress, di bambini che
soffrono di insonnia, che chiamano la linea telefonica Childline ecc. I
tests si concentrano su inglese, matematica e scienze e agli alunni
viene assegnato un livello; per esempio alla fine della scuola
elementare a 11 anni, l’alunno ‘medio’ dovrebbe ottenere 4. I risultati
di tutte le scuole sono pubblicati nelle classifiche, come il calcio, e
possono essere usati per gli ispettori delle scuole – Ofsted. E per
l’alunno che ha bisogno di sostegno, a cui manca il necessario
inserimento, che è appena arrivato nel paese e sta ancora imparando
l’inglese, l’effetto di questa classificazione cruda è disastroso.
Perde la speranza, si vede come uno stupido.
I risultati sono
chiari. Il curriculum diventa rigido e gli insegnati insegnano per i
tests. Questo specialmente per i SATs a 11 anni; il livello di qualità
delle scuole elementary viene ricavato da questi risultati e può anche
avere un effetto sul salario dell’insegnante. Anche secondo l’ispettore
principale delle scuole, le attività creative, la storia, la geografia,
l’arte, le attività pratiche nelle scienze e la tecnologia scompaiono.
I ragazzi praticano i tests.
Per lo più, i tests si
concentrano su quello che è facile controllare – perché è difficile
controllare l’empatia, la capacità di risolvere i problemi, la
comprensione di culture diverse. Meglio concentrare sui fatti, sulle
risposte chiuse. Anche in inglese e lettere, dove i tests sono più
controversi e gli insegnati più contrari, usano brani di scritture
anonime e domande con una sola risposta. La scrittura è limitata e la
sezione su Shakespeare porterebbe qualsiasi alunno a non volere mai più
vedere Shakespeare.
E’ quello che chiamiamo dumbing down.
E
dico che come insegnanti, come genitori, non siamo contrari alla
valutazione stessa. E’ responsabilità nostra, come insegnanti, di dare
all’alunno e ai genitori una valutazione precisa e ampia di quello che
sa fare e di dove ha bisogno di sostegno, di migliorare, di colmare le
sue lacune. Però in che deve consistere questa valutazione? Non solo di
test, ma di una serie di attività scritte, orali, pratiche eseguite in
condizioni diverse: in gruppo, su un film o un video, verifiche scritte
e riscritte con l’appoggio dell’ insegnante, altre scritte come esami,
progetti portati avanti nel corso di qualche settimana, qualche mese.
Insomma, qualcosa di ricco, di sofisticato, qualcosa che vede
l’insegnante come persona professionale, lavorando insieme con altri
professionisti, non come fossero persone da denigrare. Sarebbe un
lavoro, una discussione e un processo di sviluppo. Poi vedremo un
sistema di istruzione per tutti nostri alunni.
Aggiungo una
cosa: quando questi test furono introdotti non li abbiamo sottoposti
agli alunni per due anni. Gli insegnanti di lingua e letteratura
inglese hanno deciso di fare un boicottaggio – e che, in effetti, se ne
fregavano della legge. Sotto questa pressione, tutti sindacati si sono
riuniti contro i tests, e hanno proposto un blocco. Avremmo vinto,
avremmo impedito completamente l’introduzione dei test. E poi, l’uno
dopo l’altro, i sindacati hanno deciso di non mantenere più il
boicottaggio e noi non eravamo così forti da impedirglielo. Solo ora
vediamo un’opposizione crescente ma nel frattempo il processo si è
normalizzato come se non ci fosse un’alternativa e per gli insegnanti
giovani è diventato normale, non più una causa da difendere. Questo
forse sottolinea per voi italiani la necessità di agire ora.
E
adesso, siamo arrivati al punto che lo stato vuole imporre non solo
quello che insegniamo, ma anche come. Abbiamo visto nelle elementari l’
introduzione degli orari per literacy (lingua inglese) e numeracy
(matematica) e più recentemente, un’estensione di queste iniziative
nella scuola superiore. Bisogna, per esempio, cominciare e finire la
lezione in un certo modo. Si vede sul internet per esempio, una serie
di lezioni che seguono tutte questa stessa struttura – una struttura
che tende a privilegiare l’insegnante che impone un certo modello di
imparare e di insegnare, secondo un modo tradizionale. Come se mai
avessimo letto Vygotsky or Piaget o Paolo Freire. Riduce l’autonomia
dell’ insegnante.
La speranza
Nonostante tutto questo c’e la
speranza ed è con questa che voglio finire. Negli ultimi anni abbiamo
visto un risveglio, una consapevolezza che c’è qualcosa che non
funziona, che ci sono altri modi in cui organizzare una scuola, un
curriculum. In primo luogo deriva, senza dubbio, dal movimento contro
il neo-liberalismo e specialmente dal movimento contro la guerra che si
è sviluppato dall’11 settembre. In effetti, come è successo negli anni
60, una radicalizzazione della società. Abbiamo visto in Inghilterra
come in Italia e dappertutto, gli scioperi degli alunni contro la
guerra e pure il coinvolgimento degli insegnanti nel movimento. Questo
ha portato uno spirito di resistenza nelle scuole, una voglia di
parlare, di discutere e poi di agire. E’ diventato molto più facile –
per chiunque lo desideri – parlare di politica. E facendo ciò , fa
emergere le deficienze dei programmi ministeriali
Nello
stesso tempo, gli argomenti sono stati sviluppati dentro le scuole e
anche in certi livelli dello stato. Anche tra quelli che vogliono un
sistema di istruzione più adatto al mondo del lavoro, gli addetti al
progetto neo liberalista, ci sono problemi. In primo luogo la divisione
fra quelli che hanno successo e quelli falliti è rimasta grande e per
lo stato è un imbarazzo. Hanno rivisitato le iniziative antirazzismo, a
favore dello slogan ‘aspettative alte per tutti’. E intanto vediamo una
crisi nei risultati dei nostri ragazzi. In più, la super-concentrazione
sulle basi ha creato una generazione alienata, annoiata, che si sente
esclusa. Non è attiva. Abbiamo visto una serie di pubblicazioni, di
iniziative per incoraggiare la creatività, le arti drammatiche, la
musica e così via – anche se è una creatività controllata! In più si
sono resi conto che leggere un libro intero e non solo una selezione di
brani aiuta i bambini.
E all’interno delle scuole c’e una crisi
nascosta. Sotto la propaganda si cominciano a vedere gli effetti di un
curriculum così stretto specialmente dei SATs.
Hanno capito pure i
costi economici e sociali. Gli insegnanti nuovi lasciano la professione
dopo 5 anni perchè è troppo faticosa, guadagnano poco e soprattutto,
mancano l’autonomia e la creatività. Bisogna dire che la crisi è ancora
debole, ma esiste, e c’è un interesse nelle idee, la teoria che non
esisteva allora. Abbiamo formato la Anti-SATs Alliance 18 mesi fa, come
una coalizione fra insegnanti, genitori ed altre persone. Abbiamo
tenuto una conferenza con 180 persone e scritto questa pubblicazione –
ne ho portato alcune copie se volete prenderle. Genitori e insegnanti
hanno tenuto riunioni e organizzato volantinaggi con materiale
informativo. Sembrava una campagna elettorale. Però siamo onesti, per
ora abbiamo perso. Quando il sindacato ci ha chiamati a votare, abbiamo
ottenuto la maggioranza tra quelli che hanno votato – ma non era
abbastanza per iniziare l’azione.
E’ una conseguenza di quello
che ho detto all’inizio – l’indebolimento del movimento sindacale e la
mancanza di fiducia. Ma avevamo anche sottovalutato il modo in cui gli
insegnanti avevano interiorizzato il sistema. Qual è l’alternativa? Che
facciamo allora? Stiamo scrivendo una nuova pubblicazione che cercherà
di elaborare gli argomenti. Stranamente però, nonostante il difetto, la
controversia continua: quasi tutti i professionisti ammetteranno –
anche se non pubblicamente – che quello che diciamo è vero, cioè che la
ricerca che dimostra i problemi con i SATs è indiscutibile. New Labour
e i politici naturalmente no. Una serie di scandali: troppo aiuto dato
ai bambini nelle scuole elementari, problemi con il modo in cui furono
corretti, problemi con l’amministrazione ecc ecc. E anche se la gente
non è ancora disposta a contrastare il governo di nuovo, cerca altre
vie, cerca altri metodi, vuole discutere.
Per questo sono
ottimista. E sono pure ottimista perchè sono qua. Per la prima volta
vediamo un vero internazionalismo del movimento e sento parlare del
movimento contro la Moratti Alcuni di noi si sono conosciuti all’ esf a
Londra e adesso siamo qua per continuare il dialogo. Noi abbiamo preso
molta ispirazione da Rethinking Schools (Ripensare le Scuole),
pubblicazione e cooperativa di insegnanti negli Stati Uniti. Non so se
avete visto le loro pubblicazioni, ma sono un’ispirazione e vengano
dall’America di George Bush. Per tutti noi la Guerra è a casa nostra.
Jane Bassett

