La scuola? un ospedale che cura i sani
all'Hotel Principe di Savoia di Milano si è svolta l'11 giugno 2007 una riunione dell'Ulivo dal titolo «Istruzione e formazione professionale - Una scuola per crescere e competere». Questo il testo del volantino che abbiamo distribuito.
"Quale scuola vogliamo? Una scuola di qualità per Franti, l’infame di Cuore, o una scuola di qualità per i soli capaci e i soli meritevoli? Una scuola di qualità che sia tale perché espelle i Franti o una scuola di qualità capace di trasformare Franti in capace e meritevole?"
Domenico Starnone, da il manifesto, 2 giugno 2007
Per 5 anni ci siamo mobilitati insieme per
contrastare l’attacco condotto dal governo Berlusconi al mandato che la
Costituzione affida alla Scuola della Repubblica.
Insieme a voi, abbiamo criticato la creazione di un doppio canale che incatenava i giovani e le giovani, con quella scelta precoce, alle differenze sociali e culturali di partenza.
Concordavamo sulla necessità di innalzare l’obbligo per portarlo almeno ai livelli europei; sulla necessità che si assolvesse all’interno di un percorso di istruzione unitario, perché la dispersione di troppi/e giovani si combatte impegnandosi affinché a tutti/e sia garantito l’accesso ai saperi in un processo di relazione attento soprattutto a chi ha solo la scuola dalla sua parte.
Pensavamo fosse finalmente giunto il momento di proseguire sulla strada dell’inclusione che era stata tracciata negli anni 60 con l’istituzione della scuola media unificata.
Ci domandiamo oggi come è possibile che quel “non uno di meno” tante volte scritto e pronunciato, si trasformi in proposte e provvedimenti che ne contraddicono la sostanza.
Siamo ovviamente contrari alla proposta di Formigoni che apre la strada alla regionalizzazione dell’istruzione, giocando da una parte con il titolo V e dall’altra con la Legge Moratti, e ci impegneremo affinché questo Pdl non diventi legge.
Ciò che non comprendiamo è perché anche il Governo dell’Unione continui a lasciare aperta la possibilità di istituzionalizzare un canale di serie B nel quale scaricare tutti gli insuccessi della nostra scuola pubblica.
Per fare tutto ciò è vitale alzare il livello culturale di ciascuno e di ciascuna, dotarci di strumenti critici capaci di leggere la complessità per farci agire con consapevolezza.
Abbiamo bisogno che i giovani e le giovani ritrovino la voglia di proiettare se stessi in un futuro possibile, migliore del presente che gli abbiamo confezionato, come è giusto che sia e come è stato sempre nella storia delle generazioni. Il mercato verrà dopo e ne trarrà sicuramente giovamento, perché potrà contare su cittadini formati su professionalità allargate, capaci di attingere a culture vaste e polivalenti.
Questa è la nostra idea di scuola. Questo, per noi, vuol dire “non uno di meno”.
Insieme a voi, abbiamo criticato la creazione di un doppio canale che incatenava i giovani e le giovani, con quella scelta precoce, alle differenze sociali e culturali di partenza.
Concordavamo sulla necessità di innalzare l’obbligo per portarlo almeno ai livelli europei; sulla necessità che si assolvesse all’interno di un percorso di istruzione unitario, perché la dispersione di troppi/e giovani si combatte impegnandosi affinché a tutti/e sia garantito l’accesso ai saperi in un processo di relazione attento soprattutto a chi ha solo la scuola dalla sua parte.
Pensavamo fosse finalmente giunto il momento di proseguire sulla strada dell’inclusione che era stata tracciata negli anni 60 con l’istituzione della scuola media unificata.
Ci domandiamo oggi come è possibile che quel “non uno di meno” tante volte scritto e pronunciato, si trasformi in proposte e provvedimenti che ne contraddicono la sostanza.
Siamo ovviamente contrari alla proposta di Formigoni che apre la strada alla regionalizzazione dell’istruzione, giocando da una parte con il titolo V e dall’altra con la Legge Moratti, e ci impegneremo affinché questo Pdl non diventi legge.
Ciò che non comprendiamo è perché anche il Governo dell’Unione continui a lasciare aperta la possibilità di istituzionalizzare un canale di serie B nel quale scaricare tutti gli insuccessi della nostra scuola pubblica.
- Perché i percorsi sperimentali triennali definiti “transitori” dalla legge Finanziaria fino alla messa a regime dell’obbligo di istruzione, vengono fatti rientrare all’interno dei “Poli formativi” come stabilisce la legge 40/07 e di conseguenza resi permanenti?
- Perché l’Unione in tutte le regioni in cui governa non ha deciso che l’obbligo di istruzione si assolve “solo” a scuola e non “anche” in percorsi integrati con la formazione professionale, se non addirittura gestiti esclusivamente dalla formazione professionale?
- Perché si continua a confondere istruzione e formazione professionale?
- Perché il regolamento per la sperimentazione del biennio unitario sarà pubblicato solo a fine giugno quando ormai le scuole saranno chiuse e i collegi docenti non potranno esprimersi?
- Perché la proposta sul biennio unitario, invece di essere forte, è debole a tal punto da far pensare che lasciando tutto com’è non sarà uno strumento adatto a favorire la mobilità sociale?
Per fare tutto ciò è vitale alzare il livello culturale di ciascuno e di ciascuna, dotarci di strumenti critici capaci di leggere la complessità per farci agire con consapevolezza.
Abbiamo bisogno che i giovani e le giovani ritrovino la voglia di proiettare se stessi in un futuro possibile, migliore del presente che gli abbiamo confezionato, come è giusto che sia e come è stato sempre nella storia delle generazioni. Il mercato verrà dopo e ne trarrà sicuramente giovamento, perché potrà contare su cittadini formati su professionalità allargate, capaci di attingere a culture vaste e polivalenti.
Questa è la nostra idea di scuola. Questo, per noi, vuol dire “non uno di meno”.
ReteScuole
Last modified
2007-06-11 23:42

