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OBBLIGO SCOLASTICO E BIENNIO UNITARIO
all'Hotel Principe di Savoia di Milano si è svolta l'11 giugno 2007 una riunione dell'Ulivo dal titolo «Istruzione e formazione professionale - Una scuola per crescere e competere». Questo il testo del volantino che abbiamo distribuito.
Il documento della Commissione ministeriale uscito il 3 marzo 2007
Il testo della Finanziaria 2007
 

L'insegnante è muto, cieco, sordo.

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Questo che segue non risulterà come intervento strutturato; sarà più un insieme di suggestioni ispirate dall'esperienza sul campo intorno al momento più oscuro e meno indagato della vita scolastica: il rapporto studente-insegnante

252416263_85fc6e47ea_m.jpgMilano, 25 settembre 2006
di Luigi Fagioli

Parto dalla constatazione che nell' arco degli ultimi 10-15 anni l'ambiente scolastico si è fortemente deteriorato in ogni grado di relazioni; in particolare, studenti e docenti vivono con grande tensione ansiogena i loro scambi che, mediamente, potremmo definire DIFFIDENTI.

Diffidenza: scarsa o nulla fiducia, fede, affidamento, affidarsi reciproco;  questo insieme di attitudini emotive, di abito mentale positivo scarseggia e in tendenza sta velocemente scomparendo.  lo studente vive in modo sostanzialmente persecutorio il sapere dell'adulto come elemento di potere su di lui e quindi, in automatico, lo rifiuta;  l'adulto entra in conflitto generico con la classe perchè si sente "sotto esame" a rischio di rifiuto e, in difesa, usa il suo  sapere come potere unilaterale. il gioco è fatto. in pochi giorni di "conoscenza" il meccanismo diffidente rende reale il rifiuto   potenziale che resterà per anni la modalità relazionale dominante nella classe intesa come gruppo studenti-docente.  la proiezione mentale delle proprie paure diventa realtà persecutoria. diventa sofferenza quotidiana dove saltano tutti gli elementi dello scambio se non  quello di simulacro polemico,  in cui  tutti i protagonisti riconfermano il proprio pregiudizio determinando quella che nella psicologia del profondo viene chiamata" la profezia che si auto- adempie". il pre-giudizio  fantasmatico diventa giudizio definitivo fondato sulla "realtà". la realtà delle persone vere, dei loro interessi, dei loro affetti, delle loro potenzialità scompare proiettando tutti in una dimensione spazio-temporale vagamente allucinatoria  in cui si è "altro", in un mondo parallelo chiamato "ora di lezione" in cui nessuno è quello che è realmente e il tempo è scandito solo dall'attesa del suono del campanello. che, normalmente, annuncia per tutti l'aprirsi del prossimo girone.

Questo quadro, forse esageratamente psichiatrico-dantesco, esaspera una situazione i cui connotati  sono però realmente segnati da questa metamorfosi. dagli anni '70 agli anni'90 i cambiamenti strutturali, culturali, simbolici hanno mutato la natura della scuola pubblica e, inevitabilmente, scompaginato modelli, punti di riferimento, pratiche e SENSO.

Si proverà adesso a indicare alcuni di questi mutamenti con una attenzione particolare alla componente studentesca che, ovviamente, è quella più sensibile e portatrice "sana" di questi mutamenti epocali.

Un primo aspetto estremamente delicato da trattare riguarda una possibile ricognizione nel territorio del simbolico adolescienziale, cioè di quelle categorie primarie, originarie, emozionali  che si formano nell'infanzia,  si sviluppano  modellate dalla natura dei rapporti ambientali adolescenziali,  ispirando la formazione delle strutture di significato che attiveranno i  comportamenti  cioè azioni  o non azioni sociali nei diversi ambienti in cui opererà l'individuo.
Charmet ipotizza  che un aspetto del cambiamento degli adolescenti sia determinato dal mutato paradigma di riferimento: utilizzando metafore freudiane si potrebbe sostenere il passaggio da Edipo a Narciso.  l'archetipo simbolico si starebbe spostando dalla dialettica primaria del conflitto/simbiosi con il/i genitore/i alla dimensione autoreferenziale della quiete autocontemplativa,  garantita da una straordinaria leggerezza nelle relazioni genitoriali che, in costante adorazione del soggetto, determinerebbero involontariamente una pericolosa, perchè illusoria,  sensazione di realizzazione gratuita,indolore, automatica, data.

Tra le altre riflessioni che si potrebbero aprire  da queste suggestioni,  una piuttosto importante: le aspettative di relazione con il mondo in senso lato, sono così segnate da una dimensione di solitudine e insieme di inadeguatezza "sociale" nel senso di appartenenza, da rendere estremamente fragile l'adolescente che sconta la mancanza di un progetto di autonomizzazione dal mondo adulto;  che gli ha fornito una straordinaria autoreferenzialità  che purtroppo diventa causa del " vuoto"  esistenziale improvvisamente apparso  di fronte alla scoperta della "dipendenza" dall'altro in senso sociale e affettivo.  una condizione estremamente dolorosa che, da una parte acutizza sensibilità relazionali (bisogni) dall'altra abbassa moltissimo la soglia di autonomia e quindi di autostima ; ne esce un quadro di riferimento così contraddittorio da portare l'individuo a livelli anche patologici di non azione, di conformismo e di abbassamento della sensibilità;  paradossalmente: un potenziale altissimo di relazione ,bloccato dal rischio di inadeguatezza e  delusione,   spegne  fino alla insensibilità la propria disponibilità all'incontro.

In questo quadro, completamente inconsapevole, si muovono gli adolescenti degli ultimi anni: il mondo adulto visto in un mix di disinteresse e indifferenza che nasconde una profonda diffidenza originata dalla delusione di sè ;  una socialità simbiotica con i coetanei profondamente passiva;  ricchissima di ritualità affettive ma priva di passione, di curiosità condivisa per il mondo, di azione a conoscere sè e l'altro. non è un caso che a fronte di una a volte esasperata esibizione del corpo e dei suoi ornamenti firmati,  corrisponda una scarsissima (per la apparente liberalità di costumi) promiscuità sessuale: prevale il compiacimento del rito che l'agire liberatorio delle pulsioni. i canoni di comportamento sono molto più rigidi e frigidi di quanto non sembrino suggerire le rappresentazioni sociali dell'eccesso reale e pericolosissimo dell'alcol, delle "paste", del consumismo.

Un altro aspetto fondamentale di mutazione che rende la relazione stud/doc problematica è data dalla siderale distanza del tipo di comunicazione e di linguaggi  usati che devono essere intesi, come sopra, in senso simbolico: non come strumento ma come agire di quel mondo interiore che si è cercato di individuare e descrivere.
l'universo di esperienza cognitiva è data, sempre più precocemente, da due elementi essenziali. 

  • -1°) l'USO di  una vastissima tipologia di lingue: visiva fissa, in movimento, ralenty e velocizzata, in animazione, in animazione bi e tri dimensionale, analogica, digitale, video- musicale, musicale, sonora.  il tutto in un contesto di contaminazione reciproca e di rimando semantico.
  • 2°)  il POSSESSO di strumenti di comunicazione: telefono. video. computer. tv.play-station.accessori e vestiario di genere e di appartenenza.  il mondo degli adolescenti e ormai dei pre-ad. e dei bambini è segnato da una attività comunicazionale variegatissima, tecnologicamente in continuo mutamento che crea condizioni di straordinaria versatilità all'uso e quindi allo sviluppo di sistemi di comunicazione.  esiste quindi una condizione potenziale straordinariamente favorevole all'apprendimento e alla integrazione dei saperi in particolare al superamento della dicotomia tra saperi filosofici e saperi tecnici.


In questo contesto dobbiamo però registrare due fenomeni simultanei ed opposti che si sono intrecciati in questi ultimi anni nei paesi sedicenti sviluppati:

  1. bambini e adolescenti sono diventati il MERCATO più ampio cui si rivolge il sistema economico industriale: sono il TARGET strategico,  dai telefonini alla moda ( sono già in azione le baby-modelle di 12-13 anni) e sono il pubblico strategico della pubblicità e quindi dei media più potenti: TV e Cinema.  la massa critica della comunicazione è quindi rivolta ad un pubblico sveglissimo, plasticissimo, affamatissimo di informazioni e gliene arrivano a miliardi di bit per nanosecondo: ciò è bellissimo! peccato che i bit appartengano ad un modello comportamentale unico, ad una fruizione unidirezionale, costruendo un simbolico di riferimento standardizzato dove l'emozione è" in funzione di"  e non" la protagonista "dell'esperienza comunicazionale:  si deve assumere un atteggiamento,  non ricercare il proprio.
  2. la formazione familiare e le rivoluzioni tecnologiche di cui si parla sopra sembrano creare, se consapevolizzate e ben governate, straordinarie condizioni favorevoli per un apprendimento brillante, interdisciplinare e quindi positivo.


I due punti sono in rotta di collisione perché si elidono vicendevolmente: uno autonomizza creativamente, l'altro eterogirige passivizzando. paralisi: salta la funzione formativa.  ed è esattamente quello che succede nei grandi sistemi scolari dell'occidente, soprattutto anglosassoni; c'è tutto:  tecnologia, immmagini, organizzazione, gerarchie, progetti, selezione. tutto. non funziona nulla se non in modo imprevedibile, impianificabile. i due punti potrebbero in qualche modo essere integrati e rimodellati se esistesse un SOGGETTO IN RELAZIONE con il mondo adolescente. ci sarebbe. si chiama insegnante.  ma è solo  una funzione,  non un soggetto. e tutto salta in aria. perchè?
fondamentalmente perchè la scuola media-superiore ha abbandonato, se mai l'ha avuto, il suo vero compito di FORMATORE del SE' INDIVIDUALE e COMUNITARIO, traghettando il piccolo verso l'autonomia consapevole dell'adulto.

Che lo faccia con le qualità professionalizzanti del ragioniere o quelle sbarazzine e curiose del liceale artistico, non cambia un millimetro se chi insegna condivide con lo studente l'avventura di comprendere, non la partita doppia o la sezione aurea,  ma quello che sta avvenendo realmente: la trasformazione del presente attraverso il lavoro comune tra chi è già adulto e chi, volente o nolente, lo sta diventando. questo è in gioco. che ne escano da questa avventura ottimi ragionieri o grandi artisti, è accidentale. totalmente strumentale. interessa agli istituti finanziari o alle agenzie pubblicitarie. non  all'insegnante, non allo studente che sono occupatissimi a trasformare paure e diffidenze, incomprensioni e goffaggini in un miracolo di potenza e leggerezza reso possibile da quell'AFFIDARSI reciproco da cui siamo partiti iniziando queste considerazioni.

Mancano le parole. manca la lingua madre. Una montagna di media e di tekne comunicazionale e non c'è comunicazione. girano informazioni, non c'è conoscenza. I giovani non sanno leggere, non sanno scrivere, non giocano coi numeri. gli adulti per quanto parlino, scrivano, calcolino restano muti.     
Questo sarà l'argomento della prossima puntata. perchè l'insegnante è muto, cieco, sordo.

Last modified 2006-09-25 16:59
 

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