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OBBLIGO SCOLASTICO E BIENNIO UNITARIO
all'Hotel Principe di Savoia di Milano si è svolta l'11 giugno 2007 una riunione dell'Ulivo dal titolo «Istruzione e formazione professionale - Una scuola per crescere e competere». Questo il testo del volantino che abbiamo distribuito.
Il documento della Commissione ministeriale uscito il 3 marzo 2007
Il testo della Finanziaria 2007
 

DALLA PARTE DEGLI STUDENTI

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Il desiderio è compresso, inespresso. Perché tutto è considerato immutabile. Il desiderio è energia, è attraversamento di mondi sconosciuti, è l’enigma di Omero. Impegnamoci per farlo esplodere.

di Franco Gatto

Dopo l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni sta faticosamente riprendendo la discussione sulla relazione docente-studente e sul “comune disagio” dell’adolescente e dell’adulto nel mondo scuola.
Stanno ritornando di moda figure come lo psicologo, che dovrebbe interagire con la scuola, e parole e concetti come gruppo-banda, devianza, passaggio dal complesso di Edipo al mito di Narciso, che dovrebbero (vorrebbero) spiegare la complessità del mondo giovanile oggi.
Diventa perciò necessario fare qualche precisazione, anche per evitare rischi ed errori da parte della classe docente.
Ma su questo ritornerò più avanti.

Immaginiamo di essere nella scuola di Harry Potter e di vivere in un mondo di magia e di poter tornare bambini e adolescenti “ora”. Che bello!
Si torna giovani… mica tanto bello!
Se ho sei, sette anni e sono “iperattivo” o manifesto un “deficit di attenzione” sono considerato malato e mi danno il Ritalin. D’altra parte, stare otto ore a scuola non è facile ma i genitori lavorano e non c’è nessuno in casa e dove vado?
Se ho qualche anno in più:

  1. non posso farmi una canna perché se mi beccano sono considerato pazzo e mi mandano dallo psichiatra;
  2. non posso incazzarmi con mio padre (è andato via anni fa, siamo al terzo che…), Edipo ha perso la strada, gira con un coltello in mano e non sa più chi uccidere, metaforicamente parlando;
  3. non posso ribellarmi alla famiglia (non c’è più, è sfasciata);
  4. non posso sperare di avere un posto fisso perché da sempre mi dicono che sarò un precario  senza diritti tutta la vita;
  5. se manifesto “disagio” alle superiori mi dicono che non sono capace di comunicare con le generazioni precedenti,che non sono educato, che ho il pancino in fuori,… e che è meglio che vada a lavorare (una volta si diceva: “vai a zappare la terra”);
  6. non posso neanche manifestare contro le guerre, oggi pare che le guerre siano tutte giuste!
  7. Vedo che i soldi sono diventati l’unico elemento identitario collettivo, soprattutto nel Lombardo-Veneto.
  8. Se prendo brutti voti a scuola o se decido di non andarci, i miei familiari lo sanno in tempo reale (SMS sul cellulare e chiamano tutto ciò “successo formativo e lotta alla dispersione scolastica”).


Siamo oltre 1984 di Orwell.

Non è facile essere studenti oggi.

Il rischio è che delegare ad un esterno, seppur famoso e molto bravo, una funzione che è tipica della funzione docente presuppone una relazione con studenti ideali. Ma il problema è che la relazione è con studenti reali,  non ideali.
L’errore riguarda l’affermazione sentita più volte: “…di conseguenza l’adolescente si rivolge sempre più al gruppo/banda come riferimento privilegiato, accettandone i possibili atteggiamenti di devianza, sancendo così la separazione dal mondo degli adulti”. Non si può parlare di devianza solo riferendosi agli studenti. Gli adulti sono i veri deviati, tant’è che consegnano agli adolescenti un mondo che è il risultato di quanto elencato prima.
Gli adulti pensano solo a fare i soldi, non si indignano sulle leggi fatte in questi anni, non si indignano sulle intercettazioni telefoniche e sugli scandali vari.

L’innalzamento dell’obbligo a 16 anni riguarderà essenzialmente le scuole professionali. C’è bisogno di una  grande e lunga battaglia culturale che sostenga questa scelta, con la chiara definizione di obiettivi di inclusione, uguaglianza, pari opportunità, al di là della classe sociale di appartenenza.
Spesso i miei studenti del FALCK di Cinisello, dopo aver finito gli studi tornano a scuola; per loro era ed è un grande punto di riferimento.
Da quest’anno al FALCK abbiamo aperto uno sportello sui “diritti degli studenti”, ma l’iniziativa è stata contrastata da una parte dei docenti (“…bisogna parlare dei doveri” ).

La verità è che i docenti non sono pronti.

  • Alcuni docenti sono favorevoli ad appaltare una parte della propria funzione (outsourcing) ad esterni: psicologi, centri professionali, aziende.
  • Altri pensano che il problema si risolva riducendo le ore di scuola. La soluzione per loro è di tipo organizzativo e questo rappresenta un pensiero fragile, debole, e per questo pericolosissimo.
  • Altri pensano che la scuola sia una caserma, che bisogna “sorvegliare e punire” (hanno rovesciato il pensiero di Foucault). La mattina indossano lo scudo e l’elmetto ed entrano in classe.
  • Purtroppo solo una minoranza  pensa che bisogna fare cultura, ricerca, innovazione, didattica. Pochi pensano alla crescita complessiva della personalità dello studente, alla sua motivazione, all’apprendimento. Se la relazione docente-studente non funziona, la responsabilità non può essere esclusivamente dello studente.


Il desiderio è compresso, inespresso. Perché tutto è considerato immutabile.
Il desiderio è energia, è attraversamento di mondi sconosciuti, è l’enigma di Omero.
Impegnamoci per farlo esplodere.

                                                                                Franco Gatto
                                                                                Docente Istituto Professionale Statale FALCK
                                                                                Cinisello Balsamo (Mi)

Last modified 2006-10-22 21:10
 

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