Richiesta di chiarimento a Luigi Fagioli
Ho letto e riletto (perché di non immediata comprensione) l’interessante scritto di Fagioli sul rapporto studente – insegnante (parte prima).
Argomento poco indagato, come lui stesso afferma in premessa, e ai più alquanto oscuro.
Nella stessa giornata di ieri, ho letto sul Corriere della Sera una lettera a Sergio Romano che riporto di seguito, e mi domando se la questione posta nella Lettera “Strano professore” c’entra con quanto detto da Fagioli, dal titolo molto significativo:
L’insegnante è muto, cieco, sordo, di cui abbiamo letto la prima parte e che ci verrà esplicitato nella prossima puntata.
Forse la lettura del testo di Fagioli dà una risposta più di merito alla questione posta dalla lettera, oppure le due cose non si incontrano e sono solo io ad averle messe in relazione?
Grazie per un chiarimento.
Grazia Conforti
Mi, 26 settembre 2006
Lettera e risposta di Sergio Romano.
Strano professore
Caro Romano, la leggo da sempre, ma non mi risulta che abbia mai parlato della scuola italiana. Le do lo spunto: la mia nipotina, che frequenta il liceo della città, mi racconta che il suo professore di storia e filosofia durante la lezione indossa gli occhiali da sole e quando fa l'appello gli alunni non li chiama per cognome, bensì con i numeri progressivi del registro di classe (signor n. 12 venga alla lavagna).
Il preside sollecitato ad intervenire, dichiara di non poter fare nulla perché i docenti non sono valutabili e quindi inamovibili. Com'è possibile?
Gaetano D'Antona Legnano (Mi)
Forse lei potrebbe rispondere al preside che è sempre possibile, anche quando gli ordini non sono consentiti, dare qualche buon consiglio. Chiamare i ragazzi con il loro nome e lasciare che gli occhi si incontrino e si parlino sono regole elementari di buona pedagogia

