Torna alla home page      www.retescuole.net


Italia .... medioevo, 30/08/2008

TUTTA COLPA DI BAGGIO

di Il mondo .... 2008

I treni sono uno dei termometri di un paese. Quelli francesi e spagnoli ormai viaggiano ad altissima velocità, quelli svizzeri o tedeschi arrivano con qualche minuto di anticipo. E quelli italiani? A volte mi sembrano il vecchietto nella cinquecento che imbocca l'autostrada e, sbigottito, commenta che tutti stanno andando contromoano. Da qualche tempo scatto delle istantanee della società di cui ho scelto di fare parte. Registro gli umori e i rumori intorno a me. E, ultimamente, noto che i toni sono più accesi, le parole sempre più plumbee. Sono a bordo di un IC Plus che viaggia da Milano a Trieste. I miei compagni nel vagone a sei posti sono un trevigiano emigrato in Australia sessant'anni fa, una coppia di calabresi e una coppia lombarda. Interpellato, l'australiano dice che non potrebbe tornare a vivere in Italia per via del caos modeno e degli spazi ristretti. Si è abituato ai grandi respiri e alla vita a dimensione d'uomo di Adelaide. La coppia di calabresi gli chiede se conosce un certo don Gelsi: è un originario del loro villaggio, che si è praticamente svuotato alla fine della seconda guerra mondiale. L'emigrato lo conosce bene, e seguono commenti su come è piccolo il mondo e sul fatto che gli italiani ne hanno riempito i quattro angoli.
La coppia milanese si lamenta in prevalenza degli immigrati. Dicono che non si può prendere il metrò la mattina perché è pieno di zingari e neri che puzzano, "non perché non si lavano, ma perché hanno la pelle puzzolente. Puzzano dentro". Il discorso poi scivola sui binari della diversità di credo. Criticano Roberto Baggio, diventato buddista, per il cattivo esempio che dà. L'australiano sbarra gli occhi e parla del suo paese d'adozione, bastione della tolleranza. Commenta che alla fine i giusti di tute le fedi andranno in paradiso. Viene guardato con occhi traboccanti di ostilità rivestita di pietà.
Una volta il razzismo era qualcosa di cui vergognarsi: al massimo si esprimeva tra le quattro mura domestiche. Ora l'intolleranza sembra essere stata sdoganata. "Niente avvicina le persone più velocemente e intimamente - per quanto in maniera precaria e limitata nel tempo - della consapevolezza di condividere un nemico", osserva la scrittrice Elif Shafak nel suo romanzo "La bastarda di Istanbul". A quel punto, in treno, mi sento un po' bastarda anch'io, perché non ho ancora rivelato le mie origini. L'accento non mi ha tradito, la fisionomia neppure. Però mi sta per tradire una bolla di indignazione che mi scoppia nel petto.
Il mio disagio è coperto momentaneamente dal vociferare di un gruppo di turisti americani. Sono in piedi da due ore nel corridoio del treno, pieno all'inverosimile. Gli italiani si chiedono di cosa stiano parlando e mi offro di tradurre. "Stanno dicendo che i treni puzzano, forse perché gli italiani sono sporchi". L'australiano mi strizza l'occhio e aggiunge: "mi chiedo se la gente che parla così si è finalmente tolta la maschera o se sono il caldo e l'incertezza economica globale a fare diventare tutti più intolleranti".

Laila Wadia
"L'Internazionale", n. 759, agosto settembre 2009


chiudi