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La valutazione che acceca (A proposito di un’analisi critica di un mio articolo)

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Red on 9 marzo 2015 - 14:01 in Senza categoria

Di Cristiano Corsini –

Su ReteScuole (“Rete di resistenza a difesa della scuola pubblica”, una pagina gestita presumibilmente da più individui e associazioni), Vincenzo Pascuzzi analizza un mio contributo sulla valutazione dell’insegnamento.

L’ottimo Pascuzzi mi attribuisce la volontà di aggredire, colpevolizzare chi è critico o dubbioso nei confronti della valutazione. Questo è del tutto falso: premesso che io non ho aggredito nessuno, se Pascuzzi si fosse sforzato di comprendere tutto il testo (e non solo il titolo) avrebbe dato il giusto risalto al fatto che io stesso sono contrario alle finalità e ai metodi di valutazione imposti da Miur e Invalsi. Non solo non colpevolizzo le voci dubbiose o critiche, ma ne faccio parte. Critico invece le chiusure pregiudizievoli, critico cioè le docenti e i docenti che non si mettono mai in discussione, che non accettano di autovalutarsi per migliorare. Io propongo che chi insegna si appropri della valutazione e la utilizzi per migliorarsi.

Da persona intelligente e da ottimo docente quale sicuramente è, se Pascuzzi si fosse sforzato di interpretare il testo senza fossilizzarsi sul titolo sarebbe riuscito a compiere inferenze non complesse, a partire dalla individuazione di informazioni esplicitamente presenti nel testo.

Per esempio, parlando del Rav critico la scelta di Invalsi e Miur

di definire “Autovalutazione” una fase che non assegna alcuna autonomia al personale scolastico rispetto al perché, al cosa e al come valutare (ma prevede la compilazione di format preassegnati).

In tal caso Pascuzzi, ottima persona e ottimo docente, se avesse letto con attenzione avrebbe potuto inferire che secondo me sono i docenti e le docenti a dovere decidere il perché, il come e il cosa valutare, quindi “non sono dalla parte del manico”. Ma non l’ha fatto.

Per esempio, scrivo che

le scuole non sono aziende, chi insegna non lavora alla catena di montaggio e l’apprendimento non è assimilabile a un prodotto finito. Inoltre il Valore Aggiunto non è mai stato validato, per cui non esiste alcun indicatore in grado di dirci, sulla base della somministrazione di test, se e quanto determinate scuole e docenti siano efficaci.

In tal caso Pascuzzi, ottima persona e ottimo docente, se avesse letto con attenzione avrebbe potuto inferire che sono contro ogni ipotesi di riduzione della scuola ad azienda, quindi “non sono dalla parte del manico”. Ma non l’ha fatto.

Per esempio, scrivo che

nei sistemi che prevedono incentivi individuali sulla base dei risultati ai test finora non è stata prodotta alcuna evidenza empirica relativamente a miglioramenti delle competenze o conoscenze della popolazione studentesca. In compenso ne sono stati appurati effetti negativi.

In tal caso Pascuzzi, ottima persona e ottimo docente, se avesse letto con attenzione avrebbe potuto inferire che sono contro la valutazione proposta dal Miur che premia quelli che definisce “docenti migliori”, quindi “non sono dalla parte del manico”. Ma non l’ha fatto.

Per esempio, scrivo che

In una fase di nozze coi fichi secchi, la valutazione viene brandita come spada nel Giudizio: di qua docenti, scuole, e università di serie A, di là quelle di serie B.

In tal caso Pascuzzi, ottima persona e ottimo docente, se avesse letto con attenzione avrebbe potuto inferire che sono apertamente contrario a quanto prospettato dal governo, quindi “non sono dalla parte del manico”. Ma non l’ha fatto.

Per esempio, scrivo che

nonostante i clamorosi rovesci, questi sistemi di valutazione continuano a diffondersi. È probabile che il segreto di tanto successo riposi nel loro presentarsi come soluzioni semplici a problemi complessi: ci sono i dati, ci sono le classifiche, c’è il “riconoscimento del merito” (senza che sia definito), i governi danno l’impressione di tenere l’istruzione sotto controllo e tanto basta all’opinione pubblica.

In tal caso Pascuzzi, ottima persona e ottimo docente, se avesse letto con attenzione avrebbe potuto inferire che accuso apertamente il governo e il Miur di fare vuota retorica sulla pelle di chi insegna, quindi “non sono dalla parte del manico”. Ma non l’ha fatto.

Per esempio, scrivo che
valutare l’insegnamento significa fornire a se stessi, a chi apprende, alle famiglie e all’opinione pubblica non classifiche basate sulle percentuali di risposte a test o questionari, ma informazioni su come la scuola affronta i problemi che il contesto le pone.

In tal caso Pascuzzi, ottima persona e ottimo docente, se avesse letto con attenzione avrebbe potuto inferire che per me la valutazione è un modo per rafforzare la propria professionalità e ricostruire rapporti in alcuni casi difficili, come quelli col contesto, senza ridurre una cosa complessa come l’insegnamento a un’accozzaglia di cifre, come intende fare il Miur, quindi “non sono dalla parte del manico”. Ma non l’ha fatto.

 

Mi fermo qui con gli esempi. Il paragone con la fotografia è un classico della valutazione e l’ho usato per criticare la tendenza a considerare la valutazione qualcosa di oggettivo. Quella di Pascuzzi è un’analisi errata, basata su un totale travisamento dell’articolo, incentrata più sulla lettura del titolo che su una riflessione sul contenuto del testo. Peraltro Pascuzzi ben sa che il titolo da me caldeggiato era “Insegnanti, riprendiamoci la valutazione!”. Ma io non ho potuto scegliere il titolo, lui sì. Pascuzzi è ottima persona e ottimo insegnante, non ho dubbi in proposito. Ritengo probabile che l’impegno profuso nell’insegnamento (anche i migliori si sforzano!) e l’attività politica a difesa della scuola pubblica abbiano sottratto a Pascuzzi il tempo necessario per leggere e comprendere l’articolo che ha analizzato.

 

Ps. Pascuzzi scrive (cito testualmente):

Malala Yousafzai dice (o gli fanno dire): “One child, one teacher, one book, one pen can change the world”…

Caro Pascuzzi, ho l’impressione che a Malala non impongano di dire nulla, credo sia una persona sufficientemente coraggiosa e indipendente, in grado di fare e dire autonomamente quello che ritiene giusto. Mi pare che lo abbia dimostrato.

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3 Comments
  • 9 marzo 2015

    Perchè ripetere in maniera ridondante e forzata “In tal caso Pascuzzi,ottima persona e ottimo docente”? In questo modo tutto lo scritto diventa forzato, debole, scomposto nella reazione.Corsini, non poteva entrare nel merito dell’idee che avrebbe voluto esporre nel suo primo intervento e basta? Mah

    Lince
    • 13 marzo 2015

      TRAMEZZINO CON BUON PROSCIUTTO TRA DUE FETTE DI MATTONE !!
      Non ho messo in discussione il pdv di Cristiano Corsini su Invalsi, valutazione e merito (tanto meno Corsini come persona!) ma l’articolo che cmq risulta recepire idee del Miur. Forse non sono riuscito a spiegarmi? Cercherò di rimediare.

      Vincenzo Pascuzzi
    • 14 marzo 2015

      Gentile Lince, mi spiace che a lei non piaccia l’anafora e rispetto le sue perplessità. Tuttavia i contenuti, o il merito delle idee, li ho evidenziati in rosso: credevo fossero individuabili. Se così non è me ne dolgo.