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Scontro nel Pd dopo la sconfitta del SI. Renzi: “Cesso, vado a casa”

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Vincenzo Pascuzzi on 22 dicembre 2016 - 22:01 in Rassegna Stampa

Resta purtroppo ancora in vita la “schiforma” della scuola, che andrebbe rottamata, e non soltanto perché erano state raccolte 480.000 firme finalizzate a un referendum per la cancellazione della legge 107/2015. Intanto, andrebbero subito abolite la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici e la titolarità su ambiti, mentre al Comitato di valutazione andrebbero trasferite le risorse del bonus per il merito, rimodulando l’alternanza scuola/lavoro e lasciando autonomia decisionale alle scuole;

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Scontro nel Pd dopo la sconfitta del SI. Renzi: “Cesso, vado a casa”. Giochetti a Speranza: “Hai la faccia come il culo”. Chiamate la Fedeli!

di Polibio – 20 dicembre 2016 

Giachetti contro Speranza: elogio della faccia da culo

 

Sì, chiamate subito la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica maestra d’asilo signora Valeria Fedeli, unica nuova ministra a essere entrata, restandovi tutti gli altri,  tra i Pd del SI nel governo-clone del SI. Era stata eletta senatrice nel febbraio 2013 e poi era stata nominata vicepresidente del Senato (diciassettesima legislatura), sostanzialmente in “sostituzione” del marito (Achille Passoni, sedicesima legislatura). Sembrerebbe uno scambio, ma cosa volete, almeno un senatore in quella famiglia ci vuole! Anche per il vitalizio, che purtroppo verrebbe perduto in caso di elezioni anticipate senza avere raggiunto quattro anni, sei mesi e un giorno di nomina parlamentare; e questa volta sembrerebbe a rischio dato che lo stesso Renzi, da segretario del Pd, vuole il voto il prima possibile, prima della fine della  legislatura, forse perché, temendo di essere dimenticato, si accontenterebbe, pur di trovare occupazione retribuita, di un posto al Senato. Comunque, nelle famiglie con almeno un senatore (o una senatrice) potrebbe esserci posto, rispettivamente nella diciottesima e nella diciannovesima legislatura, per i figli/e aturalmente uno/a dopo l’altro/a se i figli/e fossero più di uno/a. Sempre che siano stati compiuti i quaranta anni d’età. Altrimenti, con santa pazienza, bisognerebbe accontentarsi di un posto di deputato/a alla Camera.

Sì, chiamatela subito la ministra Fedeli, affinché, riferendosi a quanto ha scritto Aldo Cazzullo alla fine del suo articolo (“Il leader annuncia una ‘fase zen’ ma è rissa sulle parole di Giachetti”) pubblicato sul “Corriere della Sera”, pagina 3, di lunedì 19 dicembre 2016, ci dica – e soprattutto lo dica al duo Roberto Giachetti-Matteo Orfini, rispettivamente, il prmo nella veste di autore dell’espressione “hai la faccia come il culo” rivolta a Roberto Speranza e questi in quella di presidente dell’assemblea del Pd – se ha correttamente detto Giachetti che “culo si può dire …”. Ciò anche perché dopo le parole pronunciate da Roberto Giachetti, candidato del Pd sconfitto alle elezioni a sindaco del Comune di Roma, “scoppia la rissa, una decina di speranziani (esistono) se ne vanno indignati per l’offesa al capo, Renzi si mette le mani nei capelli, Orfini detto dai compagni la badessa richiama con la sua voce chioccia Giachetti, che si difende: ‘Culo si può dire…’. Orfini insiste; alla fine ci si accorda su ‘faccia di bronzo’”. Tutto ciò a proposito del Mattarellum, che Speranza si era intestato. Seguito dallo scatto di Giachetti: “Speranza, tu eri il capogruppo e il Mattarellum non hai voluto votarlo, ha la faccia come il culo!”. Si tratta di espressione già codificata dall’Assemblea della Crusca? I sostantivi certamente sì. E la memoria porta al plebiscito, con impegno renziano, sull’aggettivo “petaloso”. Comunque, guardatelo bene Roberto Speranza. Ha ben altra faccia. Ma forse Giachetti si è sbagliato. Si riferiva a qualcun altro. Ma a chi?

Certo, rispetto al se perdo il referendum, cesso (prima persona singolare del presente indicativo del verbo cessare, quindi da subito, immediatamente), vado a casa e vi resto per sempre, quale conseguenza della pesante sconfitta del SI alle elezioni referendarie, ripetutamente in diversi modi promesso da Renzi (vd. “il Fatto Quotidiano”, 11 dicembre 2016, pp. 2 e 3, Marco Palombi), riguardava se stesso e lo comunicava, come ripetutamente ha fatto durante le interviste pubblicate da quotidiani e trasmesse dalle televisioni, a tutti nella sua qualità di capo del Governo e in quanto tale massimo rappresentante del SI. Quindi c’è una bella differenza, a proposito dell’espressione rivolta da Giochetti a Speranza, anche perché il “lascio la politica”, il “cesso di fare politica”, di Renzi è stato, a quanto pare, e ancora una volta, una promessa di marinaio. Certamente, assai più rilevante della promessa della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini di 2.000 euro per lo stipendio degli insegnanti, dopo avere qualificato “vergognoso”, nel 2013, quello che veniva allora corrisposto dopo quattro anni di blocco del contratto di lavoro, continuando a rimanere tale, certamente non soltanto per colpa sua, della Giannini, ma evidentemente di  altri ministri (tutti del SI referendario) e dello stesso presidente del Consiglio dei ministri (capo del SI referendario), fino alla rottamazione del governo delle “mancette”. E chissà per quanto tempo ancora.

Un po’ di satira non fa affatto male. Certo, le famiglie degli studenti potrebbero pensare che per affermarsi nella vita non c’è bisogno di raggiungere livelli elevati negli studi e che per i loro figli basterebbe un diplomino di scuola secondaria di primo grado o, ma non si sa se sarà assolutamente utile, di scuola secondaria superiore (ora con frequeza di durata quinquennale). E che della laurea se ne può fare a meno. D’altra parte, la maestra d’asilo Valeria Fedeli è diventata a 64 anni d’età senatrice e vicepresidente del Senato, e a 67 anni d’età ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Potrebbe, se lo volesse, come peraltro a Polibio risulta lo facciano persone che hanno superato l’età per il collocamento in pensione, immatricolarsi all’università e conseguire con immensa gioia la laurea, soprattutto oggi che ai giovani viene chiesto di conseguirla. Peraltro, l’attuale sottosegretario del Miur, on. Davide Faraone, dopo molti anni da studente fuori corso, giunto alla carica di sottosegretario del Miur ha conseguito il diploma di laurea presso l’Università degli studi di Palermo. Meglio tardi che mai. Comunque, mai “inventare” nel curricolo personale ciò che non si ha (se un/una docente o un/una dipendente ata scrivesse nel suo curricolo qualcosa non rispondente al vero – in particolare, il titolo di studio – verrebbe licenziato/a dal ministro dell’Istruzione).

Resta purtroppo ancora in vita la “schiforma” della scuola, che andrebbe rottamata, e non soltanto perché erano state raccolte 480.000 firme finalizzate a un referendum per la cancellazione della legge 107/2015. Intanto, andrebbero subito abolite la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici e la titolarità su ambiti, mentre al Comitato di valutazione andrebbero trasferite le risorse del bonus per il merito, rimodulando l’alternanza scuola/lavoro e lasciando autonomia decisionale alle scuole; e inoltre, come conclude il coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams Rino Di Meglio (che conferma la sua contrarietà per la legge 107/2015, la legge della “pessima scuola”, e in tal senso dovrebbe esserci la condivisione delle altre organizzazioni sindacali del comparto scuola), “sanare l’ingiustizia di cui sono vittime alcune categorie di insegnanti, fra cui quelli della scuola dell’infanzia e il personale educativo esclusi dal piano di assunzioni realizzato dalla riforma”. Inoltre, così da parte del segretario generale della Flc-Cgil Francesco Sinopoli, che concorda con l’abolizione della chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti scolastici e precisa che l’introdotta valutazione degli insegnanti è “un vero e proprio controllo politico dei dirigenti”, mentre il personale ata è stato totalmente ignorato e, anzi,  penalizzato”.

A proposito dei presidi-padroni, i prossimi articoli di Polibio – il cui archivio è colmo di documenti, preziosi perché fonti primarie e fonti secondarie, fondamentali per uno storiografo, che gli vengono inviati – riguarderanno: una sentenza del Tribunale ordinario di Foggia concernente le minacce di un preside-padrone nei confronti di una professoressa; una delle “Cinquanta sfumature di giallo nel licenziamento della dsga del ‘Marconi’ di Foggia”, anche con riferimento allo “08.02.2010” in tre documenti; l’interessante relazione redatta dal dirigente tecnico dell’Ufficio scolastico per la Campania a seguito di una ispezione da lui svolta in una scuola della regione Puglia; i presidi-padroni “impegnati” nell’illegittima pretesa (una sorta di smania o di mania) di infliggere e di fare infliggere agli/alle insegnanti sanzioni disciplinari della sospensione dal servizio e dalla retribuzione fino a dieci giorni.

Polibio                                                                                                                                            

polibio.polibio@hotmail.it.

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