/ Rassegna Stampa / Mini dossier. Stipendi: insegnanti italiani maglia nera Ue / il gioco delle tre carte

Mini dossier. Stipendi: insegnanti italiani maglia nera Ue / il gioco delle tre carte

Vincenzo Pascuzzi on 23 dicembre 2014 - 17:42 in Rassegna Stampa

tre-puffiLa situazione economica attuale, peraltro, viene presentata nel Rapporto [La Buona Scuola] in un modo artefatto e fuorviante. …. Sono cifre che nessun docente d’Italia ha mai visto, …. si tratta infatti, come segnalato in una noticina senza fornire spiegazioni, del cosiddetto “lordo Stato”.

+++++++

Lo dice la responsabile scuola Pd, Puglisi. Assunzioni? L’obiettivo è l’organico funzionale

Merito, cercasi nuova ricetta

Anche l’esperienza sarà utile per far crescere lo stipendio

di Alessandra Ricciardi – Italia Oggi – 23 dicembre 2014

Il cantiere è più aperto che mai. L`obiettivo è ormai chiaro, smontare gli aumenti di merito previsti dalla Buona scuola per fare posto a un nuovo sistema che coniughi nella busta paga bravura e anzianità di servizio. Come farlo, però, al momento non è ancora chiaro. «La fase di ascolto non è finita, puntiamo a una grande riforma che parte dal basso», puntualizza Francesca Puglisi, senatrice, responsabile scuola del Pd. Che però non ci sta che si dica che il partito democratico ha fatto retromarcia sul merito: «Non capisco come facciano a dirlo dalle parti di Forza Italia, il merito dei docenti resta centrale nel progetto e sarà valorizzato».

Domanda. È stato il Pd ad annunciare che saranno rivisti gli scatti di merito. Intenzione che, sul fronte governativo, ha ampiamente rilanciato il ministro dell`istruzione, Stefania Giannini.

Risposta. La consultazione sulla Buona scuola conferma che va riconosciuto il merito dei docenti. Questo va coniugato però con l`anzianità di servizio. Del resto, in tutti i paesi europei l`esperienza è un valore, il problema è che in Italia ad oggi è l`unico elemento di progressione. Non sarà più così, coerentemente con quanto affermato nella Buona scuola. Dov`è la retromarcia?

D. La Buona scuola prevede scatti triennali basati su crediti professionali, formativi e didattici per il 66% dei docenti. Nessun aumento al restante 34% dei docenti. Zero riconoscimento all`anzianità di servizio. Ora si cambia.

R. La Buona scuola è una proposta avanzata al paese per una discussione ampia e vera. Come è poi stato. Una proposta aperta a tutti i suggerimenti utili a migliorarla. Ora vanno tratte le conclusioni. Noi cambieremo il sistema di avanzamento stipendiale con un mix tra anzianità e merito, che potrà essere diversamente declinato, perché nella scuola c`è chi lavora bene in classe, aiuta i ragazzi nel loro percorso di crescita, e va premiato, e chi svolge per esempio il ruolo di coordinatore dei docenti, e anche questo maggiore impegno va premiato. Insomma, va dato valore al diverso impegno offerto dagli insegnanti nella scuola riconoscendone le differenti professionalità».

D. Che cosa boccia e che cosa salva della proposta iniziale sul fronte carriera dei docenti?

R. Che l`esperienza fosse azzerata, ma anche che i docenti migliori per continuare ad avere gli aumenti dovessero spostarsi nelle scuole dove i rendimenti sono più bassi. Va certamente promossa invece l`impostazione di base che il merito è un valore e che va riconosciuto, così come il portfolio dei crediti dei docenti che è un elemento di grande chiarezza ed utilità. E anche l`obbligatorietà della formazione in servizio, un elemento centrale anche per rendere più oggettiva la valutazione.

D. La nuova impostazione sugli stipendi sarà decisa per legge o per contratto?

R. Non siamo ancora a questo dettaglio, la fase cdi ascolto ed elaborazione non è finita.

D. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, le 148 mila assunzioni della Buona scuola saranno fatte solo dalle graduatorie a esaurimento? Qual è la posizione del partito?

R. Alcune frange dell`opposizione ci hanno accusato di voler assumere i 148 mila precari perché era in arrivo la sentenza della Corte europea di condanna, la sentenza è arrivata e dice che dobbiamo assumere coloro che hanno lavorato su posti vacanti e disponibili per più di tre anni, e sono solo 13 mila i docenti che sarebbero interessati. La priorità, alla luce della sentenza, è che nel piano di assunzione loro ci siano. L`obiettivo finale resta inalterato, un grande piano di stabilizzazione del precariato che assicuri alla scuola un organico funzionale, che supera la differenza dannosa tra fatto e diritto, e che rende pienamente attuativa quella grande riforma del centrosinistra che è l`autonomia scolastica.

D. Il provvedimento attuativo sulla scuola slitta a febbraio?

R. Credo proprio di sì.
http://www.partitodemocratico.it/print/274559/puglisi-merito-cercasi-nuova-ricetta.htm

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=3CHDQ8&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

+++++++

Giannini: 2.000 euro almeno ai prof

di Pasquale Almirante Lunedì, 12 Maggio 2014

Un docente incontra la ministra Giannini e la interroga per conto della metronews.it: “Arrivare almeno alla soglia dei 2000 euro mensili”. Ma pure aggiornamento e valutazione dei prof

“Partiamo da un dato oggettivo: l’Italia è uno dei pochi Paesi del mondo avanzato che non ha un’obbligatoria formazione e aggiornamento per gli insegnanti”.

La ministra Stefania Giannini non ha dubbi nel ritenere l’istruzione, e quindi il ruolo dei docenti, come uno dei punti strategici della politica, ma occorre puntare su di loro e sul loro aggiornamento.
“Una volta in ruolo i professori sono soggetti all’usura delle conoscenze, come tutti coloro che hanno una preparazione finalizzata a un lavoro intellettuale. Senza formazione e aggiornamento scolleghi il mondo della produzione del pensiero da quello della trasmissione del pensiero (perché questa è la funzione dell’insegnante), lasci la scuola nella sua complessità ad un mero ruolo di intrattenimento. Comunque, la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti non possono essere lasciati ad una dimensione volontaristica. Lo spazio dedicato ai due percorsi deve essere necessario e sistematico, non occasionale e volontaristico”.

Questo significa, risponde Giannini al docente, che ci deve essere una obbligatorietà per contratto, mentre “uno staff molto qualificato si sta occupando di come gestire la formazione. Io immagino che ci debba essere un aggiornamento e una formazione modulare. Intendo che ci sono magari delle discipline che hanno determinate necessità e alcune fasi della carriera di un insegnante che possono essere più necessariamente soggette all’intensità dell’aggiornamento”.
Tuttavia “la premialità andrebbe collegata anche alla formazione e all’aggiornamento”, mentre “l’Invalsi fornisce solo lo stato di salute della scuola, una valutazione oggettiva. I presidi che governano il processo intero devono avere una responsabilità diretta e dovranno andare a disaggregare i dati complessivi. E loro stessi dovranno essere sottoposti a valutazione” e se è il caso anche a licenziamento.

Ma “licenziare significa togliere la possibilità di migliorare. Invece, il preside deve essere un po’ come un allenatore: prende atto dei risultati e cerca il modo per migliorare. Se l’insegnante di italiano, per esempio, è andato male, invece di fare il corso di aggiornamento di 3 ore lo farà di 5. Oppure, se un altro insegnante ha dimostrato che ha scarsa empatia perché gli studenti lamentano questo, bisognerà intervenire su quel lato”.

Questo discorso però mette in primo piano anche un’altra questione e cioè di fare valutare i docenti anche dai ragazzi: “l’importante è incrociare le varie modalità possibili. Abbiamo già parlato di tre possibilità da incrociare: Invalsi, presidi e studenti. Preciso che per gli studenti forse dobbiamo parlare degli ultimi tre anni delle superiori. Perché altrimenti diventa una cosa rischiosa. Nella mia esperienza di professore e di rettore poche volte gli studenti si sono sbagliati nel giudizio”.
Vergognoso invece per Giannini lo stipendio dei docenti, stipendio che bisognerebbe portare “almeno alla soglia dignitosa dei 2000 euro mensili”

http://www.tecnicadellascuola.it/item/3684-giannini-2-000-euro-almeno-ai-prof.html

+++++++

Insegnanti italiani sempre più poveri. Ma in Europa gli stipendi crescono

Secondo un report di Eurydice le indennità dei docenti di materna, elementare e media italiani, dal 2009 al 2014, hanno perso l’8 per cento del loro potere d’acquisto

di Salvo Intravaia – 31 ottobre 2014

LA CRISI economica fa scivolare verso la povertà un italiano su quattro. E una famiglia su due tira avanti con meno di duemila euro al mese. A certificarlo, ieri, l’Istat. Mentre gli insegnanti nostrani sono sempre più poveri. A decretarlo, questa volta, è la Commissione europea che attraverso il suo braccio operativo in materia di istruzione  –  il portale Eurydice  –  ha studiato la situazione dei salari degli insegnanti in Europa nell’anno appena trascorso: il 2013/2014. Per chi sta dietro una cattedra, per la verità, questa è solo la conferma matematica di uno stato di cose di cui maestri e professori nostrani si erano già accorti da tempo: la difficoltà di arrivare alla fine del mese e la necessità di richiedere aiuto alle famiglie di origine, quando a portare a casa lo stipendio è solo un docente. Secondo il report di Eurydice, gli stipendi  –  e le indennità  –  degli insegnanti di scuola materna, elementare e media italiani, dal 2009 al 2014, hanno perso l’8 per cento del loro potere d’acquisto.

I salari dei prof di scuola superiore sono rimasti quasi invariati, ma decrescono anche questi: dell’1 per cento appena. “In quasi tutti i paesi europei  –  spiegano da Bruxelles  –  i salari degli insegnanti sono cresciuti”. In Italia no. Blocco del contratto, scaduto nel 2009, congelamento degli scatti stipendiali e taglio alle risorse per le attività aggiuntive hanno prodotto un calo dello stipendio reale dei docenti italiani di cui, probabilmente, chi è in servizio non ricorda precedenti.

E il pericolo, annunciato dalla Uil scuola, che la situazione di blocco degli stipendi possa perdurare fino al 2019 non fa altro che peggiorare una situazione che vedrà il culmine con le mini-pensioni  –  il 60/70 per cento dell’ultima retribuzione  –  di cui si dovranno accontentare i docenti in servizio che hanno meno di cinquant’anni, quando andranno in pensione. Così, i 148mila precari della scuola che Renzi si appresta ad assumere sono destinati ad allungare le fila dei nuovi poveri del Belpaese? Sembra proprio di sì. E il rischio che alla gioia dell’immissione in ruolo si sostituiranno presto le difficoltà di arrivare alla fine del mese è tutt’altro che campato in aria. Illudersi infatti di potere campare, oggi, con moglie e figli col solo stipendio di insegnante appena assunto, in Italia, è una pura follia. Specialmente al Nord. Basta infatti confrontare le soglie di povertà assoluta pubblicate lo scorso mese di luglio dall’Istat per le famiglie italiane con gli stipendi di professori e maestri appena assunti per avere un quadro abbastanza chiaro della situazione.

I numeri del resto lasciano spazio a poche speculazioni. Perché dopo anni di automatismi stipendiali bloccati e col contratto scaduto dal 2009, lo stipendio degli insegnanti italiani  –  tra i più bassi d’Europa  –  sta per trasformarsi in un sussidio. Per questa ragione, i sindacati hanno appena raccolto 300mila firme per richiedere il rinnovo del contratto. Del resto, le storie di insegnanti costretti a farsi aiutare dalle famiglie di origine per tirare avanti o obbligati a inventarsi un secondo lavoro non si contano più. Meglio un lavoro sottopagato che non averlo proprio, un lavoro, diranno le migliaia di disoccupati anche non più giovanissimi. Ma l’idea che lo stipendio degli statali  –  e quindi anche degli insegnanti  –  possa subire un altro blocco fino al 2018 prefigura un futuro di stenti per la categoria che ha in mano il futuro delle nuove generazioni.

Un professore di scuola media o superiore appena immesso in ruolo con moglie e due figli  –  uno di 3 e l’altro di 11 anni  –  guadagna 1.429 euro netti al mese. Ma con quel nucleo familiare a Milano occorrono almeno 1.677 euro per galleggiare sopra la soglia di povertà assoluta. E all’appello mancano ben 248 euro al mese. Situazione che non cambierebbe molto in un piccolo comune dell’Italia centrale, dove con moglie e due figli occorrono almeno 1.442 euro per evitare di stare nel club dei poveri. Ventitré euro in più al mese basteranno a evitare i disagi della povertà?

Soltanto in un piccolo comune del meridione lo stipendio del nostro prof sarebbe sufficiente: per campare occorrerebbero 1.212 euro al mese.  Ma poi, spesso, la realtà è un’altra cosa e anche al Sud le cose si complicano. E non poco. Antonia, insegnante di scuola dell’infanzia in servizio a Palermo, è originaria di un paese della provincia. E non ha difficoltà ad ammettere che “ogni mese i miei mi mandano un aiuto economico”. Mentre una sua collega è in cerca di una casa più piccola, quella che abita non se la può permettere più.

Già perché una maestra appena assunta, magari separata, guadagna 1.22 euro al mese. E anche al Sud è difficile arrivare a fine mese con quella cifra. Le cose vanno meglio se la famiglia con prof capofamiglia ha un solo figlio di età compresa tra zero e 3 anni. Per cavarsela a stento occorrono 1.274 euro al mese in una metropoli del Nord, 1.162 euro in un grande comune del centro e 942 in un grande comune del Sud. E con lo stipendio di 1.375 euro al mese ci si può riuscire a cavarsela. Ma basta un imprevisto per complicare le cose. L’Istat, infatti, considera “quasi poveri” tutti i nuclei famigliari che guadagnano al massimo il 20 per cento in più della soglia di povertà assoluta. Una famiglia monoreddito composta da mamma, papà e piccolo di cinque anni è considerata “quasi povera” in un comune abbastanza grande del centro Italia se riesce a raggranellare meno di 1.502 euro al mese. E con lo stipendio di 1.375 euro l’ingresso nel  club dei “quasi poveri” è assicurato.

http://www.repubblica.it/scuola/2014/10/31/news/insegnanti_sempre_pi_poveri-99407019/

+++++++

Docenti italiani guadagnano metà di quelli tedeschi

http://www.orizzontescuola.it/news/blocco-stipendi-docenti-italiani-guadagnano-met-quelli-tedeschi

+++++++

Stipendi e orari dei docenti della scuola italiana

http://www.flcgil.it/scuola/docenti/stipendi-e-orari-dei-docenti-della-scuola-italiana.flc

+++++++

Quanto guadagnano insegnanti e dirigenti in Europa?

Un insegnante tedesco delle scuole secondarie superiori può arrivare a uno stipendio lordo massimo di 63 985 € all’anno, mentre un insegnante bulgaro dello stesso livello di istruzione arriva al massimo della sua carriera a guadagnare 6 626 € annui lordi.
Gli insegnanti del Lussemburgo sono quelli che percepiscono gli stipendi lordi annui più alti arrivando a un massimo di 125 671 €.

E gli insegnanti italiani? In generale, sono tra quelli che hanno uno scarto minore tra lo stipendio annuo lordo minimo e massimo. Un insegnante di liceo, per esempio, guadagna, a inizio carriera, 24 669 € e, a fine carriera, arriva al massimo a 38 745 €; mentre un insegnante francese inizia con uno stipendio di 25 228 € per arrivare poi a un massimo di 47 477 €.

http://www.indire.it/eurydice/content/index.php?action=read_notizie&id_cnt=12646

+++++++

Quanto guadagnano gli insegnanti italiani

Il massimo che può entrare in tasca a un insegnante nostrano è infatti poco al di sotto dei 39mila euro. Basti pensare che un omologo tedescoparte da oltre 48mila euro di stipendio, uno spagnolo da 31mila e uno belga da quasi 38mila. Insomma, quello che per un prof italiano è il punto d’arrivo per i soci di riferimento in Europa è (quasi) il punto di partenza.

http://www.wired.it/economia/lavoro/2014/01/08/quanto-guadagnano-insegnanti-italiani/

+++++++

Gli insegnanti italiani guadagnano poco, il ministro rilancia

“Sarebbe un bel passo equiparare gli stipendi degli insegnanti italiani agli stipendi medi europei. La sfida vera è pensare e praticare contratti che considerino gli insegnanti una figura fondamentale nella società e non solo nella scuola”. Il ministro Stefania Giannini torna a puntare forte sugli insegnanti. Dopo Renzi, anche il titolare del dicastero dell’Istruzione pone l’attenzione sulla scuola.

http://www.corriereuniv.it/cms/2014/02/gli-insegnanti-italiani-guadagnano-poco-il-ministro-rilancia/

+++++++

Scuola e stipendi: insegnanti italiani maglia nera Ue

http://www.lettera43.it/economia/macro/scuola-e-stipendi-insegnanti-italiani-maglia-nera-ue_43675119406.htm

+++++++

Stipendi degli insegnanti: il gioco delle tre carte

retribuzioni tra le più basse d’Europa per la categoria, talmente esigue che tutti gli ultimi ministri dell’istruzione (compresa l’attuale) hanno, all’inizio del loro incarico, biasimato pubblicamente questa situazione.

La situazione economica attuale, peraltro, viene presentata nel Rapporto [La Buona Scuola] in un modo artefatto e fuorviante. …. Sono cifre che nessun docente d’Italia ha mai visto, neppure da lontano, e che grosso modo equivalgono a più del doppio di quanto effettivamente percepito in busta paga: si tratta infatti, come segnalato in una noticina senza fornire spiegazioni, del cosiddetto “lordo Stato”.

http://www.unipd.it/ilbo/content/stipendi-degli-insegnanti-il-gioco-delle-tre-carte

+++++++

Dati choc per gli stipendi dei docenti delle scuole italiane rapportati ai Paesi dell’UE.

http://it.blastingnews.com/lavoro/2014/10/scuola-scatti-e-stipendi-docenti-confronto-italia-ue-ecco-i-dati-choc-di-ottobre-00135163.html

Comments are disabled