Il “redde rationem” nel Pd assume toni al vetriolo, come nel caso del governatore della Puglia Michele Emiliano, che da Rai3 sta tuonando contro il premier uscente e le sue mosse poco chiare dopo le dimissioni. «Renzi ora non può scomparire. Deve restare in campo responsabilmente. Non deve fare il gioco di chi perde la partita e se ne va col pallone. Deve partecipare, non se ne può andare dalla nonna», dice  Emiliano, tra gli ospiti di Agorà su Rai3. «Se Renzi vuole gestire la transizione al congresso, dopo le dimissioni da premier dovrebbe presentare anche quelle da segretario del Pd», dice aggiungendo una postilla velenosa: «La riforma costituzionale era solo un modo per impadronirsi del Paese» , afferma il governatore della Puglia che non aveva fatto mancare a Renzi tutta la sua avversione alla riforma. Ora il comportamento di Renzi non è accettabile, sibila Emiliano.

Emiliano: «Renzi ci ha mortificato»

Emiliano è stato tra i più duri nel commentare infatti il comportamento di Renzi alla riunione del Pd convocata il girono dopo la débâcle referendaria. «Come volevasi dimostrare non è stato dato alcuno spazio al dibattito durante la Direzione Nazionale che è durata pochi minuti e che è servita solo a creare la scena di una dichiarazione prevedibile e priva di volontà di dibattito politico. Convocare centinaia di persone da tutta l’Italia per confezionare una scena del genere è una mortificazione della democrazia interna e della dignità del partito. Sono senza parole», aveva detto e ripetuto in queste ore Emiliano.

http://www.secoloditalia.it/2016/12/emiliano-a-muso-duro-renzi-deve-dimetteresi-anche-da-segretario/

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Direzione Pd, parla solo Renzi. Emiliano: democrazia mortificata

La scalata dalla Puglia. Corsa alla guida del Pd, il governatore punta sul congresso

7 dicembre 2016

 Emiliano sfida Renzi  nel segno di Taranto

 

«Come volevasi dimostrare non è stato dato alcuno spazio al dibattito durante la Direzione Nazionale che é durata pochi minuti e che é servita solo a creare la scena di una dichiarazione prevedibile e priva di volontà di dibattito politico. Convocare centinaia di persone da tutta l’Italia per confezionare una scena del genere è una mortificazione della democrazia interna e della dignità del partito. Sono senza parole». Lo scrive su Facebook il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano commentando la Direzione del Pd.

Michele Emiliano e Matteo Renzi si sono accuratamente sfiorati nella due giorni romana del governatore pugliese, ormai in corsa per la sfida alla guida del Pd. Emiliano, nelle vendette incrociate che fioccheranno, è invece intenzionato ad incalzarlo soprattutto su un punto: la convocazione di un congresso nel quale misurarsi per la guida del partito. I germogli della battaglia, dopo le schermaglie su Ilva, Tap, trivelle e chi più ne ha più ne metta, si sono materializzati sin da ieri, con la fiducia sulla manovra finanziaria che ha definitivamente escluso la possibilità di infilare, all’ultimo, il famigerato «emendamento Taranto», ovvero i 50 milioni di euro con cui derogare sulla sanità pugliese consentendo alla Asl jomica 1.800 stabilizzazioni di operatori con cui far fronte agli effetti dell’inquinamento Ilva. «Per accelerare le procedure, verrà posta la fiducia al Senato sulla legge di Stabilità e quindi non c’è lo spazio per reinserire l’emendamento. Non sono indignato, – rimarca Emiliano – di più».

Quindi l’affondo: «il governo, senza nessuna ragione, decise nel pieno della campagna referendaria di sottrarre i 50 milioni, che erano il frutto di un accordo tra me, il presidente Renzi, il Pd e il presidente della Commissione Bilancio, Boccia. Un atto inopinato, motivato da ragioni che non sono state spiegate dal sottosegretario De Vincenti. Le conseguenze di questa follia sono quelle di oggi. È possibile che la politica, gli imbrogli, le pastette e i dispetti – dice – inquinino le decisioni che gravano sulla pelle, perfino, dei bambini di Taranto?». Quei 50 milioni di euro in più «sono una goccia nell’oceano ma servivano a recuperare dati epidemiologici che derivano da un inquinamento di Stato consentito dai decreti del governo della Repubblica. L’Ilva è una mitragliatrice che spara sulla folla inerme, e non mi consentono neanche di avere quella quota di risorse in più per portare i feriti in ospedale e curarli».

Collocato tra gli «outsider» delle correnti Pd, Emiliano – agitando la bandiera dei «danni» che il governo Renzi e il suo Pd starebbero commettendo sulla Puglia – dovrà vedersela con l’altro anti-renziano del Nord, Enrico Rossi, nella corsa alla leadership del partito. E, nel frattempo, tenere a bada chi già lo rimprovera di aver, in realtà, mollato la Regione (sebbene ad ogni occasione pubblica insista sulla volontà di continuare il suo mandato da governatore) per i giochi di partito. «Invece di partecipare ai lavori del Consiglio regionale, chiamato a discutere di questioni decisive, il presidente “pasticcione” – attacca Andrea Caroppo (FI) – passeggia per Roma alle prese con questioni interne al Pd nel vano tentativo di scalare il partito: dopo un anno già abbandona i pugliesi. Abbiamo già visto questo film con Vendola ed è un film che finisce male, per lui e per la Puglia».

Guardano, invece, con attenzione (e sostegno) quelli dell’Udc alla corsa di Emiliano. Ieri, dopo il divorzio ufficiale dal Ncd di Alfano, anche in Puglia i «Popolari» – già smarcati dagli alfaniani di Area Popolare nella campagna elettorale delle regionali 2015 e poi sui banchi del consiglio regionale – hanno ribadito il loro sostegno al Pd anti-renziano e a Emiliano. Lo fa l’assessore regionale al Welfare, Salvatore Negro, rimarcando che «un italiano su tre è in stato di assoluta povertà e una classe politica deve pensare a mettere in campo misure di sostegno a favore di questi cittadini e non certo degli interessi delle banche. È questa l’idea che abbiamo noi di welfare nella Puglia e che il governo regionale con il presidente Emiliano stanno portando avanti con determinazione». E lo fa il capogruppo, Napoleone Cera: «L’Udc non poteva continuare a prestare il fianco alla sudditanza di Alfano nei confronti del premier, ma soprattutto – dice – non poteva ignorare la chiara indicazione della volontà popolare che ha bocciato la linea riformista del governo. Né Renzi né Alfano (coadiuvato da Casini) possono continuare a fare finta di nulla. L’Udc resta leale alleata del Pd e auspica la pronta costruzione di un soggetto politico credibile e vicino al popolo dei moderati». Che sia proprio Emiliano il candidato a guidarlo?

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/834537/emiliano-sfida-renzi-nel-segno-di-taranto.html

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Renzi avvisa il Pd: «Serve chiarezza»Emiliano a muso duro: «Noi umiliati»

Mercoledì 7 Dicembre 2016, 17:44

 

Si è aperta con un lungo applauso a Matteo Renzi, la riunione della direzione Pd convocata dopo il voto per il referendum costituzionale. «Lo consideriamo un ringraziamento al segretario e presidente del Consiglio per il lavoro dei mille giorni», ha detto il presidente Matteo Orfini.

«Siamo il partito di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi» di governo «nelle modalità che individuerà», le prime parole di Renzi che ha anche fatto intendere che non farà parte della delegazione che salirà al Quirinale per le consultazioni annunciando che la stessa sarà «composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente» Matteo Orfini «e dai due capigruppo» Ettore Rosato e Luigi Zanda. «Propongo che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità», ha aggiunto. E ancora: «O si va a votare dopo la sentenza della Consulta o se invece vogliono un nuovo governo che affronti la legge elettorale ma anche gli appuntamenti internazionali il Pd è consapevole ma non può essere il solo perché abbiamo già pagato il prezzo in un tempo non troppo lontano. Anche altri devono caricarsi il peso almeno in parte perché difficile sostenere che noi in nome della responsabilità veniamo tratteggiati come, cito, il quarto governo non votato dal popolo, il quarto dopo il colpo di stato del 2015, il governo figlio di un parlamento illegittimo o il terzo governo di trasformismo di Alfano e Verdini».

Contestualmente, il segretario del Pd ha annunciato la resa dei conti interna al partito: «So che qualcuno ha festeggiato in modo prorompente la decisione di dimettermi, lo stile è come il coraggio di Don Abbondio, non giudico e non biasimo ma osservo e rilancio: alzo il calice festeggiando questo momento perché quando sei stato indicato dal Pd a fare il premier hai la fortuna di poter governare e per come la vedo non hai il diritto di mettere il broncio, chi usa il broncio o il vittimismo come elemento di iniziativa politica fa danno a sé stesso». La sfida è lanciata: «Tutti siamo consapevoli della rilevanza di questo momento. C’è un passaggio interno da fare che sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere un grande partito democratico e che dovrà arrivare dopo aver affrontato la crisi di governo».

L’ultima battuta prima di salire al Colle e rassegnare le dimissioni è per la famiglia: «Speriamo domattina alla Playstation nel torneo con i miei figli di avere più fortuna di quanta ne ho avuta qui con qualcun altro…». Così scherza Renzi in direzione Pd. «Domani torno a casa per festeggiare gli 86 anni della mia nonna più giovane. Ringraziamo gli anziani…», aggiunge il premier dimissionario, con riferimento implicito della composizione dei voti per il Sì al referendum.

Tra i più critici dopo il discorso di Renzi il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: «Come volevasi dimostrare non è stato dato alcuno spazio al dibattito durante la Direzione Nazionale che é durata pochi minuti e che é servita solo a creare la scena di una dichiarazione prevedibile e priva di volontà di dibattito politico. Convocare centinaia di persone da tutta l’Italia per confezionare una scena del genere è una mortificazione della democrazia interna e della dignità del partito. Sono senza parole».

Alcune decine di militanti Pd hanno atteso davanti alla sede del Nazareno l’ingresso degli esponenti democratici. E gli applausi sono stati tutti per gli esponenti della maggioranza: da Gennaro Migliore a Matteo Richetti. Alcuni tra i militanti espongono cartelli con la scritta «Renzi è il mio segretario» o «Era la riforma costituzionale del Pd».

L’arrivo alla direzione del Nazareno di Francesco Boccia deputato del Pd e presidente della commissione Bilancio della Camera è stato accolto da un coro ostile dai tanti fan della segreteria Renzi che si sono assiepati davanti all’ingresso della sede del Pd. Tanti gli slogan «Vattene a casa», «Questa non è casa tua» e «Via, via, via». Negli scorsi giorni Boccia era stato tra quelli che aveva chiesto a Renzi un passo indietro anche dalla segreteria del partito, cosa che evidentemente la folla non gli perdona. Dopo il suo ingresso sono continuati cori a favore delle elezioni subito.

Mercoledì 7 Dicembre 2016, 17:44 – Ultimo aggiornamento: 07-12-2016 19:01
http://www.ilmattino.it/primopiano/politica/direzione_pd_renzi-2127241.html