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Come si guida un’azienda? Ispirando paura nei dipendenti

Vincenzo Pascuzzi on 18 maggio 2016 - 22:31 in Rassegna Stampa

paura5Ma è davvero questo il paese in cui vogliamo vivere e lavorare?

 

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COME SI GUIDA UN’AZIENDA? ISPIRANDO PAURA NEI DIPENDENTI

Lo sostiene Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, a un evento dell’Università LUISS di Roma

18/05/2016 – “Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, e poi “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”.

A sostenerlo Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, durante un evento per gli studenti dell’Università LUISS di Roma dello scorso aprile.

Alla domanda di uno studente sulle migliori metodologie per guidare un’azienda, Starace ha risposto senza troppi giri di parole. “Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce perchè alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile”.

Dunque ispirando paura, inducendo il malessere, dando potere a un manipolo di persone fedeli alla visione del capo e poi punendo in maniera esemplare chi si oppone

Senza scomodare il vecchio Olivetti, oggi ripreso da pochi imprenditori illuminati come Brunello Cucinelli, è evidente come sia cambiato e stia sempre più cambiando il paradigma del lavoro. Allora si riteneva un valore dare ai dipendenti luoghi di svago, di sport, asili nido e campi estivi per i figli. Oggi il benefit si chiama paura.

http://quifinanza.it/lavoro/come-si-guida-unazienda-ispirando-paura-nei-dipendenti/67726/?ref=libero

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AMMINISTRATORE DELEGATO DI ENEL, DISCORSO CHOC: “BISOGNA ISPIRARE PAURA NEI DIPENDENTI”

Una lezione alla Luiss nel corso della quale l’ad di Enel Francesco Starace ha illustrato come si guida un’azienda

di Michele Azzu – 18 maggio 2016  10:21

“Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, e poi “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”. Sono solo alcuni segmenti tratti dalle affermazioni fatte da Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, a un evento per gli studenti dell’Università LUISS di Roma lo scorso aprile.

Il manager favorevole alle energie rinnovabili, che poche settimane fa mostrava a Matteo Renzi i nuovi impianti Enel costruiti in Nevada (lo stato americano della celebre Las Vegas), ha illustrato la sua ricetta per garantire il cambiamento all’interno di un’azienda. Alla domanda di uno studente che chiedeva: “Qual è la ricetta di successo del cambiamento in un’organizzazione come Enel?”, Starace ha risposto così.

Ispirando paura. Inducendo il malessere, dando potere a un manipolo di persone fedeli alla visione del capo e poi punendo in maniera esemplare chi si oppone. È una visione che, probabilmente, rimanda ad alcuni testi di strategia militare molto usati dai manager, come “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: quelle di Starace sono idee abbastanza diffuse fra i manager.

E tuttavia, questo non le rende meno discutibili. Perché fanno proprie una visione violenta dei rapporti di lavoro. È una descrizione che fa paura anche per il contesto in cui è stata fatta. All’Università LUISS, e cioè una di quella scuole che formano la nostra classe dirigente, i giovani che andranno a formare la Confindustria e i consigli d’amministrazione di domani. Ecco l’intervento in questione nella sua interezza:

“Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce perchè alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile”.

 

Ora, io sono certo che in questa descrizione fatta dall’a.d. dell’Enel non vuole esserci in alcun modo nessun riferimento a violenze di natura fisica. Allo stesso modo, sono certo che un disegno di questo tipo può essere portato avanti senza infrangere formalmente alcuna legge, codice etico, o diritto del lavoratore – sia esso un dirigente, un quadro o un impiegato. Eppure è difficile leggere questo testo e non vedere in questa logica una cultura d’azienda fondamentalmente di guerra.

In che maniera dovremmo interpretare quel: “Colpire le persone in maniera plateale”, o il fatto che: “Alla gente non piace soffrire”? Si tratta forse di metafore? Personalmente, questa cultura manageriale mi spaventa. Per la sua logica fredda. Per la maniera in cui valuta le persone come cose. Probabilmente qualche studente avrà avuto piacere a pensarsi un domani in quel ruolo. Ma si tratta, appunto, di ragazzi senza alcuna esperienza della vita.

Perché questa bella favoletta, come avverrebbe nella realtà? Se volessimo applicare queste idee nel mondo reale sarebbe difficile pensare di farlo senza finire per incorrere in un (almeno velato) mobbing sul posto di lavoro, alle pressioni psicologiche. E quindi a persone che, come spesso succede in quei casi lascerebbero il posto di lavoro, alla disoccupazione, all’umiliazione, al non potersi più permettere di mandare i figli in vacanza, alla depressione, allo stress, alla malattia. E i sindacati che ruolo avrebbero in questa storia?

Ma le persone non sono giocattoli, se usate con forza finiscono per rompersi. Mi chiedo, è questa l’azienda in cui vogliamo vivere, lavorare, e dare un futuro ai nostri figli? Che fine ha fatto la visione degli anni ’60 di Adriano Olivetti, che riteneva un valore dare ai dipendenti luogi di svago, di sport, asili nido e campi estivi per i figli? Quell’esempio indimenticabile, anche se di Olivetti oggi rimane poca cosa, è stato utilizzato dalle più importanti aziende americane del tech odierne, da Facebook a Google.

Da noi, invece, siamo tornati al bastone e la carota. Del resto questa è la cultura più volte celebrata da Matteo Renzi che lo ha ripetuto anche di recente: “Ha fatto più Marchionne di tanti sindacalisti”. Tuttavia, mi sfugge la quantità di nuovi assunti in Fiat. Mentre in Enel si sta procedendo a 6.000 prepensionamenti che permetteranno all’azienda di procedere a 3.000 assunzioni annunciate. Insomma, non si tratta solo di una lezioncina a dei ragazzi o di una chiacchierata fra manager di successo.

Qui c’è di mezzo la cultura in cui stiamo vivendo oggi – di azienda e di governo – della nostra classe dirigente attuale e futura, dei bambini che cresceranno in questo humus e dei giovani che oggi sono felici di essere assunti col contratto a tutele crescenti e che dovranno confrontarsi per i prossimi 20 anni con questa visione del posto di lavoro, mentre provano a costruirsi una vita. Stando attenti a “non soffrire” e a non “venire colpiti”, nel corso dei cambiamenti aziendali.

Ma è davvero questo il paese in cui vogliamo vivere e lavorare?

http://www.fanpage.it/amministratore-delegato-di-enel-discorso-schock-bisogna-ispirare-paura-nei-dipendenti/

http://www.fanpage.it/

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Per l’Ad di Enel Starace: “Individuare chi è contrario al cambiamento, portarlo al malessere e distruggerlo”. SI: stampo fascista

di Redazione – mercoledì, 18 maggio 2016

«Il 14 aprile scorso, di fronte agli studenti della LUISS, l’Ad di Enel Francesco Starace ha rilasciato alcune dichiarazioni estremamente allarmanti» è la denuncia che arriva dai senatori di Sinistra italiana.

«Starace – spiega la nota dei senatori di Si – ha affermato che, per cambiare un’organizzazione aziendale, è necessario che ‘un manipolo di cambiatori distrugga fisicamente i gangli‘ che si oppongono al cambiamento. A tal fine bisogna ‘creare malessere e poi colpire le persone che si oppongono al cambiamento‘ in modo da suscitare paura nell’intera organizzazione. Così ‘in pochi mesi’ l’organizzazione capirà, ‘perché alla gente non piace soffrire’». (Ascoltare per credere!)

«Sono idee che non esito a definire di stampo fascista, forse ispirate da quel cognome evocativo oppure dalla suggestione del ‘bivacco di manipoli’ di cui parlava il Duce. Di certo si tratta di una strategia diametralmente opposta a qualsiasi concezione democratica del diritto del lavoro», afferma il senatore di Si Giovanni Barozzino.

Sinistra italiana conclude annunciando una interrogazione rivolta al ministro dello Sviluppo: “Abbiamo presentato un’interrogazione al Senato, per chiedere al ministro dello Sviluppo come intenda procedere nei confronti di un manager che suggerisce ai giovani l’uso di squadracce aziendali per distruggere chi si oppone alla sua visione aziendale e seminare paura nell’intera organizzazione. Ricordo che Enel, pur se quotata in borsa, non è un’azienda privata. E’ pertanto responsabilità diretta del governo intervenire contro un manager che fa strame dei più elementari diritti del lavoro”.

http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/per-lad-di-enel-starace-individuare-chi-e-contrario-al-cambiamento-portarlo-al-malessere-e-distruggerlo-si-stampo-fascista/

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Manager, la lezione di Starace (Ad di Enel): “Contrari al cambiamento? Portarli al malessere e mostrarlo agli altri”

Francesco Starace, da due anni amministratore delegato Enel, si racconta agli studenti dell’Università LUISS di Roma (Ateneo in stretto rapporto con Confindustria).”Come si fa a cambiare un’organizzazione come Enel?” domanda uno dei ragazzi dalla platea. E lui non si fa pregare: “Innanzitutto ci vuole un gruppo di persone convinte su quest’aspetto.Basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare. E bisogna distruggere, distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando a essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno del ganglo dell’organizzazione che si vuole distruggere”. La strategia del big manager, da gennaio anche co-presidente della comunità Energy Utilities e Energy Technologies del World Economic Forum e “appassionato di poesia”, non finisce qui: “Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e questa cosa va fatta nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta velocemente, con decisione, senza requie – sostiene Starace con fare calmo -. Dopo pochi mesi l’organizzazione capisce, perché alla gente non piace soffrire. È facile (sorride)”. Applausi dalla platea dei manager del domani. “La paura? – continua Starace – Non la paura: come dire, se il cambiamento siamo convinti, è giusto, e tutto sommato il capo sono io, quindi si fa. E dopodiché la cosa succede” (video tratto da Youtube)

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/05/09/manager-la-lezione-di-starace-ad-di-enel-contrari-al-cambiamento-portarli-al-malessere-e-mostrarlo-agli-altri/517414/

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