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Al Ministro dellIstruzione, Università e Ricerca
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scuola per tutti
Noi
cittadini, insegnanti, personale ausiliario, tecnico e amministrativo,
genitori e studenti della scuola pubblica statale italiana:
protestiamo contro la scelta dello strumento della legge
delega per riformare il sistema scolastico. Tale modalità
fa sì che il Parlamento si limiti a votare poco più
di una bozza, delegando il governo ad articolarne i contenuti
senza ulteriori passaggi parlamentari. Chiediamo che ad una materia
di tale rilevanza siano garantiti tempi e modi che consentano
il pieno coinvolgimento della società, del Parlamento,
di chi nella scuola vive e lavora ogni giorno.
Contestiamo la rigida separazione tra due ordini di scuole,
i licei e la formazione/istruzione professionale. A tredici anni,
necessariamente condizionati dalla situazione sociale ed economica
di appartenenza, si sarebbe costretti ad una opzione precoce tra
un ordine di scuola in cui si "studia" ed un altro in
cui si "impara il mestiere"; la possibilità di
passaggio da un sistema all'altro sarebbe puramente teorica e
la scelta effettuata indirizzerebbe l'intera vita dell'individuo.
Invece di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale
che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art.3 della
Costituzione) si sancisce a priori la disuguaglianza fra cittadini.
Chiediamo che, proprio al fine di superare i condizionamenti imposti
a ciascun allievo dal retroterra socio-economico di provenienza,
vada migliorata la qualità dell'offerta formativa con misure
appropriate come la diminuzione del numero di allievi per classe,
la diffusione di un sostegno finalizzato al superamento delle
difficoltà di apprendimento, investimenti massicci nelle
aree considerate 'a rischio'.
Contestiamo il superamento del concetto di obbligo scolastico
che lascia alla famiglia la decisione di esercitare il diritto-dovere
aumentando le discriminazioni derivanti dalla diversa possibilità
di accesso ai mezzi economici e culturali. Pensiamo al contrario
che l'obbligo scolastico sia un segno di civiltà e che
debba come minimo essere confermato lattuale obbligo a 15
anni.
Contestiamo la riduzione del tempo-scuola a 25 ore settimanali
di base, che rende materie facoltative discipline di forte valenza
culturale quali le lingue straniere, leducazione artistica,
musicale e fisica. Contestiamo laccorpamento delle classi,
anche quelle finali, che abbiano meno di 25 alunni. Sono misure
tese solo a tagliare pesantemente gli organici nel prossimo triennio
e a dequalificare la scuola pubblica. Chiediamo che le discipline
in oggetto siano comprese nei curricula delle scuole di ogni ordine
e grado anche là dove oggi non sono presenti. Chiediamo
altresì che venga rispettato il principio basilare della
continuità didattica e che non si abbassi la qualità
della scuola danneggiando lutenza in nome del risparmio.
Contestiamo leliminazione, anche parziale, del tempo
pieno. Si tratta di una modalità peculiare di fare scuola,
oltre che di una conquista delle donne lavoratrici e di un servizio
prezioso per le famiglie; dovrebbe invece essere ulteriormente
valorizzata, nel momento in cui cresce lallarme sociale
nei confronti delleccesso di consumo televisivo da parte
delle bambine e dei bambini. Chiediamo che lofferta del
tempo pieno venga progressivamente ampliata, assecondando in ciò
la domanda che viene dalle famiglie.
Contestiamo le nuove modalità previste per lo svolgimento
degli esami di stato: la commissione esclusivamente interna presenta
evidenti rischi di autoreferenzialità, il che porterà
ad un conseguente abbassamento dei livelli dei contenuti appresi;
inoltre, non vi sarà più controllo e garanzia di
qualità per quanto riguarda istituzioni di tipo privato.
E mortificante che modifiche che investono lessenza
stessa della didattica, cioè la verifica finale del lavoro
svolto, siano approvate con un articolo della legge finanziaria.
Contestiamo l'anticipazione dell'iscrizione a due anni e mezzo
per il primo anno della scuola d'infanzia e a cinque anni e mezzo
per il primo anno della scuola elementare perché non risponde
a nessuna ragione di tipo pedagogico, ma solo ad esigenze politiche.
E' una scelta che porterebbe nelle classi della scuola d'infanzia
e della scuola elementare bambine e bambini con una distanza di
età di venti mesi. Chiediamo che venga reso obbligatorio
e gratuito l'ultimo anno della scuola d'infanzia e che lo stato
copra con proprie strutture le carenze dell'offerta.
Ci opponiamo ad una riforma degli organi collegiali che
invece di rendere effettiva la partecipazione assegnando poteri
reali alle componenti della scuola, ne riduce il peso (ed elimina
la rappresentanza ATA). assegnando un potere eccessivo ai dirigenti.
Ci opponiamo allulteriore affidamento di essenziali
servizi scolastici, oggi svolti dal personale ATA, a ditte esterne
o a prestatori dopera perché ciò contribuirebbe
a destrutturare la comunità scolastica e a compromettere
la qualità della scuola pubblica statale.
Listruzione non è un bene cui accedere in maniera
proporzionale alle risorse economiche di cui si dispone, e la
sua natura e qualità non può variare da regione
a regione. Non vogliamo una scuola piegata alla ragione economica,
ma una scuola che sia luogo di crescita personale civile e democratica,
di opportunità per tutti, di educazione alla cittadinanza
universale. Anche per questo riteniamo importante ribadirne la
laicità.
Ci battiamo per innalzare la qualità del servizio scolastico
offerto ai bambini, alle bambine, alle giovani e ai giovani, per
valorizzare ed estendere le esperienze positive di sperimentazione
compiute in questi anni da migliaia di docenti.
Chiediamo il ritiro della legge delega di riforma del sistema
scolastico; un piano di investimenti che attivi risorse aggiuntive
a favore della scuola pubblica statale; la cancellazione dei previsti
tagli agli organici.
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