La mania di valutazione
di Eugenio Tipaldi - 06/03/2013
Il ministro Profumo conclude la sua opera di d’- istruzione facendo approvare il regolamento sulla valutazione finis mortis del governo.
Vorrei sommessamente far presente che la scuola per anni è vissuta senza valutazione ed ha funzionato benissimo. Avevamo una scuola elementare d’eccellenza e il suo predecessore Gelmini l’ha rovinata cancellando i moduli e le compresenze.
Riconosco che la scuola media è l’anello debole del sistema, ma non è con la valutazione che si risolve il problema. Delle superiori sempre il ministro Gelmini ha proposto una riforma che, oltre che ridurre le ore d’insegnamento, non sembra essere stata epocale.
La valutazione in realtà fotografa la situazione e ci dice, per quanto riguarda gli apprendimenti, che il Sud in generale sta peggio del Nord e le scuole dei quartieri disagiati stanno peggio delle scuole dei quartieri benestanti.
E allora perché si insiste sulla valutazione, anziché fare le riforme che servono alla scuola?
Perché si son messi in piedi due carrozzoni, l’Indire e l’Invalsi che vivono di valutazione; e perché non si sa cosa far fare ai nuovi ispettori che verranno nominati dal concorso.
Oppure - si dice - perché l’Europa ce lo chiede.
Ora non sono contrario alla valutazione in generale (quella autovalutativa la facciamo già da anni, per migliorare la qualità della nostra scuola),si dirà che non deve essere autoreferenziale e sono d’accordo, ma dove sta scritto che deve essere generalizzata e così dispendiosamente costosa, in tempi di vacche magre?
Basta farla per campioni, e così sapremo lo stato degli apprendimenti al Nord, al Sud, nelle varie regioni e nelle varie scuole con contesti sociali diversi.
Ciò che contesto è che si leghi valutazione e premialità alle scuole. Significa che le scuole che sono situate in zone a rischio di degrado sociale, come nello Zen di Palermo o ai Quartieri Spagnoli o a Scampia di Napoli,saranno penalizzate due volte: perché sono in un contesto difficile dove affermare la legalità è una lotta quotidiana; e perché avranno meno soldi per il funzionamento, meno soldi saranno dati agli insegnanti e ai dirigenti scolastici, perché l’apprendimento non sarà standard!
Insomma queste scuole, che dovrebbero avere più soldi e più mezzi per contrastare la dispersione scolastica, la devianza sociale e la delinquenza minorile, si troveranno ad essere castigate ;e le scuole d’élite, che sono già avvantaggiate perché si trovano in quartieri benestanti, saranno premiate.
E non mi si venga a dire che si terrà conto della situazione di partenza.
Le scuole sono state trattate dal Ministero come se fossero tutte eguali, i tagli sono stati fatti in maniera lineare senza considerare le specificità. Faccio un esempio per tutti: un conto è tagliare i bidelli nelle scuole d’élite, dove i ragazzi sono ben educati, e un conto è tagliarli nelle zone a rischio, dove vi sono ragazzi difficili e ci vuole veramente la sorveglianza a vista.
Bel capovolgimento della realtà, ha operato ministro Profumo! Si spera che i nuovi governi che verranno terranno conto di questa palese ingiustizia e non si intestardiranno nella mania di valutazione, che, a questo punto, è una vera mania di persecuzione.
Eugenio Tipaldi
Dirigente scolastico
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