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Italia , 05/03/2013
Cara INVALSI, due o tre cose che so di lei ....
Dire NO alle prove Invalsi è possibile, giusto e doveroso

inviata da V.P.

Cara INVALSI…. due o tre cose che so di lei

dire NO alle prove Invalsi è possibile, giusto e doveroso


Notizie estratte dal sito istituzionale dell’Invalsi confermano il nostro giudizio


Pubblicato il 04/03/2013 di cubscuolaudine

Questo documento sull’INVALSI si limita ad analizzare alcuni aspetti dell’Ente preposto alla valutazione del sistema scolastico italiano. Una parte del mondo della scuola ha speso sin troppe parole, negli scorsi anni, sulle prove Invalsi. I molti e fondati argomenti (nel merito e nel metodo delle prove) individuati in passato per criticarle e contestarle restano, è naturale, ancora validi. Abbondano anche quest’anno i documenti – spesso molto dettagliati – critici nei confronti delle prove Invalsi [1]. Per quanto ci riguarda, l’argomento principale da muovere contro le prove Invalsi era e resta il seguente: a che serve valutare in mancanza di interventi correttivi che, in quanto onerosi, sono impossibili in un momento in cui alla scuola italiana vengono tolte risorse? Ed inoltre: a che serve valutare in modo abborracciato, imponendo a studenti ed insegnanti prove estranee al percorso didattico da loro seguito? E ancora: a che serve sprecare risorse che potrebbero essere più proficuamente usate altrove? Una risposta a queste domande l’abbiamo: sostenere a spada tratta la necessità delle prove Invalsi vuol dire usare gli specchietti per le allodole della trasparenza e della meritocrazia per sviare l’attenzione dai molti e gravi problemi concreti che travagliano la scuola italiana. Non si può spiegare altrimenti, per esempio, l’attenzione dedicata in chiusura di mandato dal ministro Profumo al varo di uno Schema di regolamento sul sistema nazionale di valutazione, tanto ambizioso quanto generico e carente, al punto da meritare critiche radicali da parte del Consiglio di Stato e del CNPI [2].

Lo stesso Profumo, con un piede già fuori dal Ministero, non ha impedito che il 25 gennaio venisse emesso un avviso di chiamata per raccogliere candidature per la presidenza e il consiglio d’amministrazione di Indire e Invalsi, due Enti che di certo avrebbero bisogno di misure ben più serie che non un rinnovo dei vertici alla fine di una legislatura.

Lasciamo da parte l’Indire, su cui grava l’ombra dello scandalo legato alle “pillole del sapere” [3] e dedichiamo un po’ di attenzione all’Invalsi – la fonte da cui deriva quel rivolo di prove abbastanza cretine con cui da anni dobbiamo fare i conti noi, insegnanti, studenti, genitori.

Per comprendere cosa sia l’Invalsi è bene visitarne il sito, laddove, in omaggio alla trasparenza, vengono offerte alcune utili informazioni. Sul sito dell’Invalsi vedremo, ad esempio, che alla voce “Incarichi esterni” per il 2012, sono elencate circa 350 consulenze (sic, 350 cioè più di una al giorno), a vario titolo “necessarie” per l’attività dell’ente. Possiamo anche scorrere gli elenchi degli incarichi esterni degli scorsi anni: ci troveremo nomi noti a chi si occupa di trasformazione del sistema scolastico italiano (vale a dire: da scuola della Repubblica, secondo i dettami della Costituzione, ad hard discount del Merito, il cui scopo principale è vendere alle masse un pessimo prodotto con una chiassosa etichetta, al fine di far meglio proliferare la boutique delle scuole private, sostenuta da un grazioso contributo di denaro pubblico). Tutti possono leggere – e si tratta di lettura interessante. Ci limitiamo qui ad una esemplificazione, citando qualche nome famoso:

- Daniele Checchi, 3.000 euro per “S.N.V. PARTECIPAZIONE AL GRUPPO DI LAVORO MISURAZIONE APPRENDIMENTI”: è poco, si dirà. Ma i 3.000 euro remunerano la prestazione di un solo giorno, dal 17/12/2008 al 17/12/2008;

- Giorgio Vittadini, meno esoso di Daniele Checchi, riceve 3.000 euro per lo stesso motivo, ma per un impegno che va dal 28/1/2009 al 15/2/2009; [4]

- Luisa Ribolzi, 15.000 euro per “Valutazione dirigenti scolastici: supervisione gruppo di lavoro, contributi stesura documento”, per il periodo tra l’11/2/2008 al 31/12/2008 (abbiamo motivo di pensare sia stato un carico di lavoro compatibile con i restanti impegni della signora che, al tempo, era professore ordinario a Genova). [5]

- Norberto Bottani, che, come la professoressa Ribolzi, avrebbe dovuto già essere impegnato in plurime attività, riceve 15.000 euro per “assistenza e consulenza scientifica sui temi e le attività collegate al SNV”.

Questo per le consulenze. Per altri aspetti, invece, l’Invalsi somiglia in modo preoccupante alla scuola: il contributo statale a suo favore è scivolato dai 10.900.870 euro del 2005 ai 2.945.803 euro del 2011. A fronte di questa drastica diminuzione di risorse, come viene detto nella parte introduttiva al Bilancio di previsione 2012, da una parte “si assegnano continuamente all’Istituto nuovi e più impegnativi compiti e si intensificano quelli già esistenti”, dall’altra “non si è ancora trovato modo di creare le condizioni operative per poter consentire all’Istituto di poter funzionare almeno ad un livello minimale. Quindi il Paese si trascina dal 1999 (che è l’anno in cui il CEDE, centro europeo dell’educazione viene trasformato nell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione, con il D.L. 258 del 20 luglio) un ente che a quasi quindici anni di distanza dalla sua creazione, brancola ancora nel buio e, secondo quanto appena citato, non è in grado di funzionare nemmeno “ad un livello minimale”. C’è poi, in comune con la scuola italiana, lo stato di dissesto in cui versa la sede dell’Invalsi, sede che abbisognerebbe, secondo il documento citato, di interventi di manutenzione e di aggiornamento degli impianti e delle attrezzature che l’Ente è nell’ “impossibilità di realizzare”. Proprio quel che capita a tante nostre scuole: l’unica differenza è che l’Invalsi non è ospitata in un prefabbricato costruito negli anni Settanta in una qualche periferia urbana ma a Villa Falconieri; quella Villa Falconieri, “conosciuta anche come Rufina o La Ruffina… la più antica delle ville tuscolane, probabilmente edificata sui resti di una villa romana già appartenuta, secondo alcuni storici, al console romano Gabinio e alle famiglie nobiliari romane dei Cusini e dei Quintili”, come ci informa il sito Invalsi che precisa che il parco che circonda Villa Falconieri “un bellissimo giardino all’italiana con peschiera” è tra i parchi più belli d’Italia. Ma i soldi per la manutenzione di Villa Falconieri non ci sono – e così la sede dell’INVALSI riassume in sé, emblematicamente, splendori e miserie.

All’Invalsi è assegnato, per legge, il compito di valutare sistematicamente le scuole e gli studenti che le frequentano. Gli esperti nominati dal precedente ministro dell’Istruzione, Gelmini, per predisporre un piano di intervento (Andrea Ichino, Daniele Checchi e Giorgio Vittadini, già citati in precedenza) avevano concluso, nel dicembre 2009, che per mettere in piedi un sistema di valutazione serio sarebbero occorsi 31 milioni di euro, che sarebbero saliti a 81 se si fossero fatte le cose in modo completo. Se poi si fosse estesa la valutazione a tutti i 7 milioni di studenti la spesa sarebbe astronomica. Gli stessi avevano anche evidenziato come una valutazione seria richiedesse di “istituire un corpo di somministratori esterni per le prove aggiuntive”, dato costoso, “ma strettamente necessario perché la valutazione sia attendibile. Si noti che queste persone non dovranno correggere le prove, ma solo riceverle dall’INVALSI, somministrarle agli studenti verificando che tutto si svolga senza irregolarità e riconsegnare all’INVALSI gli elaborati. Pur essendo consci del fatto che questo requisito costituisce un onere aggiuntivo per il Ministero dell’Istruzione, riteniamo che esso sia una condizione imprescindibile perché il sistema possa funzionare”.

Ma il Ministro dell’Istruzione ha sempre troppo pochi soldi per fare le cose seriamente. Ecco allora la soluzione proposta per abbattere i costi:

1) rinunciare ai test Invalsi due volte l’anno (all’inizio ed al termine dell’anno scolastico), come sembrava dovesse essere in un primo momento;

2) valutare solo alcune classi: II e V primaria, I e III secondaria di primo grado, II secondaria di secondo grado;

3) dividere il lavoro tra l’Invalsi e le scuole: l’Invalsi, coi pochi fondi a disposizione, prepara i materiali, stabilisce e coordina le procedure, raccoglie ed elabora i dati, comunica i risultati; gli insegnanti, “a costo zero”, dovrebbero svolgere il lavoro di bassa manovalanza.

I docenti sono obbligati a farlo? No! Perciò è stata loro richiesta, prima, “collaborazione” , “disponibilità” e si è proposto l’ “armonico coinvolgimento di tutte le parti interessate” (C.M. n.86 del 22 ottobre 2009) poi si è passati alle vie di fatto con la Legge 4 aprile 2012, n. 35 (Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5: Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo) all’Art. 51, comma 2 (Potenziamento del sistema nazionale di valutazione), che afferma categoricamente: “Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d’istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti, di cui all’articolo 1, comma 5, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176”. Non c’è scritto, però, “i docenti” ma “le istituzioni scolastiche” – e questo fa la differenza.

Quest’anno, a tutte le fondate critiche rispetto alle prove possiamo aggiungere qualcosa di nuovo: il CiVit (la Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche) mette in evidenza, nel rapporto pubblicato a dicembre 2012 che l’Invalsi non ha fornito nella sua Relazione “alcun valore relativo al grado di raggiungimento degli obiettivi strategici” e che “le informazioni presenti nelle Relazioni non sono sufficienti per ricavare tale dato”. Ecco come si comportano i valutatori quando loro stessi debbono essere valutati! Si vede, però, che al CiVit non hanno letto la relazione che precede il Bilancio del 2012 dell’INVALSI, se no ne avrebbero desunto che l’Ente non può funzionare “nemmeno a livello minimale” e che il raggiungimento degli obiettivi strategici è là da venire.

Torino, febbraio 2013


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[1] Fra i più recenti, quello sottoscritto da una serie di associazioni (per ora A.I.M.C. – C.I.D.I., F.N.I.S.M., LEGAMBIENTE Scuola e Formazione, M.C.E., Proteo Fare Sapere – Per la Scuola della Repubblica, C.G.D., U.D.S., Rete Studenti Medi) che, a partire dall’idea che una valutazione sia comunque necessaria per il nostro sistema scolastico, sottolinea i non pochi limiti d’azione dell’Invalsi

[2] Il 16 gennaio 2013 il Consiglio di Stato ha espresso il suo parere sullo Schema di Regolamento sul sistema nazionale di valutazione. Si tratta di un parere fortemente critico, che richiede in sostanza la riscrittura della norma. In precedenza (novembre 2012) anche il CNPI aveva mosso critiche sostanziali al Regolamento. Nonostante le forti e autorevoli critiche, la VII Commissione del Senato ha dato parere favorevole, il 14 febbraio scorso, allo schema di Regolamento.

[3] Delle “pillole del sapere” si è occupata alla fine del 2012 la trasmissione televisiva Report. In sintesi: una commissione mista MIUR-Ansas (ora Indire) decide di destinare 730.000 euro per commissionare 19 “pillole del sapere”, brevi filmati “didattici” della durata di tre minuti, che, a quanto sappiamo, spiegano cose utilissime ed ignote ai più, come, ad esempio, cosa sia un semaforo. I soldi vengono dati ad Ilaria Sbressa, moglie del Direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset e presidente dell’associazione del digitale terrestre Ambrogetti. Costo di produzione stimato del filmato: 1.000 euro; costo pagato per ogni “pillola”: circa 38.000 euro.

[4] Daniele Checchi (che è stato, fra le molte altre cose, consulente per il governo Prodi sui temi di scuola e università e consulente per i Ministeri dell’Economia e della Pubblica Istruzione nella stesura del Libro Bianco di Fioroni) e Giorgio Vittadini (presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, c’est à dire Compagnia delle Opere, c’est à dire “Comunione e Liberazione”) sono gli autori, insieme con Andrea Ichino, di un documento sull’INVALSI commissionato dal MIUR ai tempi di Gelmini, intitolato Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità e aspetti metodologici, pubblicato alla fine del 2008, 22 pagine di riflessioni abbastanza inutili sulle sorti future dell’INVALSI, che non osiamo pensare quanto siano costate alla collettività.

[5] Una biografia di Luisa Ribolzi si trova sul sito dell’Anvur. L’informazione più interessante che si dà su Ribolzi è che ella “dopo due anni di lavoro alla Mondadori, redazione di Topolino, dal 1972 è tornata all’università e alla sociologia…”. C’è buon motivo di credere che la biografia di Ribolzi sul sito dell’Anvur sia stata curata dalla stessa Ribolzi. La quale, pure in altre sedi, si fa vanto della sua giovanile esperienza nella redazione di Topolino, come ben esplicitato in un lungo articolo-intervista sul Corriere della Sera del 21 aprile 2012, dal significativo titolo “Nonna Papera sono io”; in esso Ribolzi ci rivela di essere l’autrice del Manuale di ricette di Nonna Papera, lavoro di gioventù del quale dice: “Ne vado fiera, infatti l’ho inserito nel curriculum”. Considerato che oggi Ribolzi è uno dei saggi dell’Agenzia nazionale di valutazione del Sistema universitario e della Ricerca, la tanto discussa Anvur, di cui è pure vicepresidente, non resta che metterci le mani ai capelli.

http://cubscuolaudine.wordpress.com/2013/03/04/cara-invalsi-due-o-tre-cose-che-so-di-lei/

http://www.cubpiemonte.org/uploads/documenti/2786_cara_invalsi_030313.pdf

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