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Italia , 03/03/2013
Soluzioni possibili e impossibili

inviata da V.P.

Soluzioni possibili e impossibili

Francesco Di Lorenzo - 02-03-2013

Che ci sia una situazione di stallo per la scuola, è innegabile. Che queste elezioni abbiamo segnalato ed indicato alcune strade o direzioni da prendere, è evidente. Il problema è capire nelle prossime settimane cosa succederà. E soprattutto ci sarà da capire quale ruolo avrà il "problema scuola" nelle idee, nei propositi, nelle intenzioni di chi governerà. Ma chi?

Dobbiamo dire però che, paradossalmente, partiamo avvantaggiati. Peggio dei governi di centro-destra e della continuità, più reale che dichiarata, espressa dall'ultimo governo dei tecnici, umanamente non si può fare. Oddio, è anche vero che al peggio non c'è mai fine, ma speriamo ci venga risparmiato almeno questo ultimo possibile affondo.

Così, mentre la scienziata del Cern Fabiola Gianotti, dichiara che è un suicidio non investire nella ricerca, nell'arte e nella conoscenza di base, diciamo direttamente nella scuola, si apprende che anche gli insegnanti, come tutti i dipendenti statali, non avranno il rinnovo del contratto di lavoro scaduto ormai da tempo. Cioè, in soldoni, nella scuola si continua a tagliare chiedendo sacrifici non più sopportabili, mentre si continua a non indicare una qualsiasi ipotesi di riscatto, di sviluppo, di futuro per la ricerca e per la conoscenza. Solo che in questo modo (come se ce fosse bisogno) viene ancora una volta confermata l'inutilità dei tagli, poiché nonostante negli ultimi anni i dipendenti siano diminuiti, la spesa continua a salire. Allora qualcosa non va, gli sprechi, è evidente, ci sono, ma da qualche altra parte. Però si continua a far finta di no.

Un'altra notizia riguarda invece un problema molto diverso: la noia, cioè la sensazione di non saper bene cosa fare e nello stesso tempo non fare niente. Ebbene, anche nella scuola è scoppiato il dilemma.

Ecco in proposito le dichiarazioni degli studenti: per il 67% “si dicono poco interessati ai programmi scolastici”; il 52% “ritiene i metodi di insegnamento preistorici”; il 50% “critica i professori e la cantilena che fa addormentare”; il 42% “vorrebbe aule colorate”. (Alcuni addirittura vorrebbero aule decenti, ma questo nella notizia non è riportato). Torniamo però alla noia. Lo sbadiglio è il sintomo principale, anche se non il solo. Chi non ha sbadigliato a scuola o non ha visto altri sbadigliare, alzi la mano. Diciamo che un po' di noia a scuola è naturale, forse anche consentita. Solo che quando si superano certi limiti, bisogna pur fare qualcosa e correre ai ripari. Non credo che paghi buttarla sulla fatica dello studio e su quello che costa in termini di dolore e sudore. Piuttosto è più indicato far balenare l'idea ( e insistere) che apprendere porta gioia e benessere. Che imparare è bello. Che se anche studiando e imparando affiora un po' di noia, non è la fine del mondo. Gli studiosi dicono che parlare di noia aiuta a superare il problema. Insomma, per non annoiare e annoiarsi, bisogna in primo luogo parlarne. Poi, però, bisognerebbe anche fare qualcosa. Programmi scolastici e metodi di insegnamento, indicati come responsabili dagli studenti stessi, potrebbero essere un punto di partenza. Semmai verificare se è veramente così. E cercare soluzioni.

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=16310

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