La crociata del don contro i bocciati
di Francesco Margiocco - 3 luglio 2012
Don Milani era nemico della bocciatura, perché discriminatoria. Chissà che ne direbbe, allora, della trovata di don Marco Scattolon, parroco di Rustega, tremila anime in provincia di Padova. Don Marco ha deciso di celebrare la fine dell’anno scolastico affiggendo un manifesto all’ingresso della sua chiesa, una grande immagine di Gesù e sotto, a caratteri cubitali, l’equazione “Bocciato = Peccato” seguita dal monito “Provvedi!”. «Il bocciato umilia il prestigio dei genitori», ci spiega don Marco al telefono.
Sembra il ritorno a un altro tempo storico, quando la scuola era solo per ricchi e si preoccupava di essere severa, non dei ragazzi che perdeva per strada. Un tempo lontano se è vero che, come affermano i dati Ocse, alle elementari le bocciature riguardano soltanto lo 0,3-0,4% degli alunni, il 15,1% alle superiori. Molto spesso, guardando dietro i numeri, scopriamo che sono bimbi e ragazzi in difficoltà. Ha fatto scalpore recentemente il caso di una prima elementare di Pontremoli, Massa Carrara, con cinque bocciati. Uno di loro era un bimbo disabile.
Don Marco schiva la polemica. «Sono certo che nella maggior parte dei casi la colpa è della pigrizia, dell’indisciplina, di un’eccessiva leggerezza. Quando manca l’impegno costante, un bocciato quasi sempre è responsabile della sua situazione. Ha sciupato un anno della sua vita». Ed è così che il parroco di Rustega ha deciso anche di stampare in settecento copie - tanti sono all’incirca i suoi fedeli - un opuscolo illustrativo. «Caro bocciato - è l’incipit della lettera - mi fai pena e rabbia. È umiliante anche per te dover segnalare ad altri la tua bocciatura. Spiace a tutti perdere un anno per pigrizia, leggerezza, indisciplina. Vizi, o limiti, che si radicano nella vita ben oltre il periodo scolastico».
Stanato da Loredana Levorato, giornalista del Gazzettino che per prima ha raccontato l’iniziativa del prete, don Marco è un uomo semplice, non senza cultura. Quinto di sette fratelli, ha studiato grazie al sacrificio dei genitori. Per questo usa nei confronti dei bocciati parole forti, piene di rabbia. Il bocciato ha «snobbato l’invito di Cristo a sviluppare i propri talenti, dando un brutto esempio ai più piccoli. È doveroso che i bocciati facciano un esame di coscienza, che si diano una mossa, si pentano e vengano a confessarsi». Confessarsi? «Certo - risponde al Secolo XIX -. È peccatore chi di domenica, per pigrizia, non trova un’ora per andare a messa. Ed è peccatore chi in un anno, per pigrizia, non trova il tempo per studiare. I primi, a volte, si confessano. I secondi mai. Perché?». Forse perché, come insegna il caso di Pontremoli, dietro la bocciatura non c’è soltanto la pigrizia, ci sono spesso difficoltà oggettive e insormontabili. «So benissimo che dietro le bocciature ci sono spesso bimbi e ragazzi in difficoltà. Ma quando non è così, il bocciato è come quel servo della parabola del Vangelo secondo Luca che non fa fruttare i propri talenti. Chi si fa bocciare snobba l’invito di Cristo a sviluppare le sue qualità. È perciò doveroso che i bocciati facciano un esame di coscienza, che si pentano. Etica cristiana e impegno scolastico vanno di pari passo».
Non è la prima volta che don Marco fa parlare di sé. Tra i suoi temi preferiti, i saldi al tempo della crisi e la frenesia della spesa. A dicembre, sotto la stessa immagine di Gesù, il 67enne parroco di Rustega aveva scritto “aperto anche la domenica”. Era un’iniziativa contro le aperture domenicali dei negozi. Ce l’aveva con l’orario lavorativo allargato ai giorni del Signore, e in particolare con i centri commerciali, sempre più di frequente aperti sette giorni su sette, dalle otto del mattino alle nove di sera. «A domenica non si va a comprare - aveva esclamato dal pulpito - non moriamo certo di fame. Possiamo fare la spesa di sabato o lunedì. Ribelliamoci almeno noi». Ad aprile aveva ripreso l’iniziativa invitando chi andava a far la spesa di domenica a confessarsi. In molti, a quanto pare, hanno risposto all’appello. «E diversi centri della provincia - racconta - dopo il mio invito hanno finalmente optato per la chiusura domenicale». «Non pretendo di avere scoperto la verità - spiega al telefono - ma credo che l’argomento vada affrontato e spero che anche il mio contributo possa servire a stimolare la discussione. Se un solo ragazzo, dopo il mio invito, si metterà di buona lena a studiare, avrò vinto la mia battaglia». Viene il sospetto che queste sue battaglie - i bocciati, la spesa la domenica - don Marco le combatta per attrarre in chiesa i fedeli, merce sempre più rara. «Da me non è così. La mia Chiesa, non certo per merito mio, è sempre piena. Se faccio queste battaglie non è per pubblicità, per fortuna non ne ho bisogno».
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