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Appuntamenti, riunioni, assemblee e scadenze del movimento in difesa della scuola pubblica
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Fano, 2 dicembre. Il Prof Baldacci (pedagogista) sul pacchetto Gelmini

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Verbale incontro genitori di Milano Commissioni Mensa del 31-01-2008
Per la Scuola della Repubblica
I materiali del Convegno
del 9 febbraio a Roma.

LA COSTITUZIONE HA 60 ANNI

Scarica l'audio (.mp3) di un intervento di Piero Calamandrei
tenuto il 26 gennaio 1955 alla Società Umanitaria di Milano davanti a una platea di giovani studenti medi e universitari

La storia dell'altro
israeliani e palestinesi

Un manuale di storia per le scuole con due narrazioni, “due verità”, che corrono parallele nella stessa pagina. L’impresa straordinaria di un gruppo di insegnanti israeliani e palestinesi…

 

sedimenti
Rete Scuole
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950
Articolo di ReteScuole per Micromega (marzo 2004)
La meglio scuola
I Collettivi Studenteschi a ReteScuole
La risposta del Forum
Ancora i Collettivi
Riflessioni
MICROFISICA DELLA MORATTI
di Andrea Bagni
Il Parini ci ha rotto
di Michele Corsi
Riforma Moratti: il punto di vista di un’esperta dell’eta’ evolutiva.
di Marina Massenz.
Resoconto dell’intervento , psicomotricista, presso la scuola di via Quadronno
L'incredibile impresa della Cgil scuola.
di Michele Corsi
Non giochiamo in difesa: risposta al Dirigente Gandola.
di Claudia Fanti
Di quale scuola abbiamo bisogno, quale scuola ci vogliono imporre, quale scuola vogliono i bambini e le bambine, quale tempo pieno chiediamo, come possiamo continuare a difendere la scuola pubblica italiana…
Intervento di Cristina Mecenero, maestra, movimento dell’autoriforma al convegno del CESP (21 marzo 2004)
Dedicato alle maestre, la parte migliore della scuola/Vicino all'inizio.
di Vita Cosentino/Cristina Mecenero
Territori sensibili, le scuole
di Andrea Bagni
Il meglio dell'Italia: la scuola. Il meglio della scuola: materna e elementari
di Vita Cosentino da école
Caro Ministro
Docenti scuola elementare di Limbiate
La scuola che c’è
di Gioconda Pietra. Intervento al seminario Scuola pratiche sensate di resistenza organizzato da école a Milano il 3 marzo 2004
A tavola
Anna Sarfatti insegnante del tempo pieno
A scuola dai tranvieri... prospettive del movimento
di Michele Corsi
Nel Grande Progetto non è più tempo di fiabe
Anna Sarfatti insegnante del tempo pieno
Riflessioni dal pianeta Tempo Pieno
Dimenticateci, abbiamo bisogno di silenzio
(PDF 33kb)
Assemblea scuole el. Muzio, Bottelli, Galvani 25-11-2002
intervento al dibattito di Clara Bianchi
(PDF 50kb)
Archivio Controinformazione
Seminario di autoformazione di ReteScuole
Del 19 marzo 2003
DOCUMENTI UTILI

1) Le diapositive proiettate (swf)
Cosa sarà la scuola? Per saperne di più.
(versioni stampabili)
Il portfolio (PDF)
Scuole elementari (PDF)
Scuole superiori (PDF)
I tagli (PDF)
2) La scuola pubbblica si smonta
a cura di Legambiente
3) L'Europa la scuola e il profitto
Nascita di una politica educativa comune in Europa
4) MiniManuale dell’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi
a cura di Rete di Lilliput
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Italia , 19/10/2009
“Arrivederci Gelmini, vado a insegnare in Africa”
di Emiliano Sbaraglia

http://www.rassegna.it/articoli/2009/10/19/53485/arrivederci-gelmini-vado-a-insegnare-in-africa

“Arrivederci Gelmini, vado a insegnare in Africa”

Un docente precario scrive al ministro dell’Istruzione. “Sono stanco di sperare nella buca della posta, in attesa di una convocazione che non arriverà mai. Ecco perché ho deciso di partire”. La meta: Dakar, Senegal, un centro di accoglienza per bambini

di Emiliano Sbaraglia


Caro Ministro,

voglio confidarLe una cosa: sono stanco.


Sono stanco di sperare nella buca della posta, in attesa di una convocazione che, già so, non arriverà mai prima della metà di ottobre (quest’anno men che mai). O almeno le mie personali statistiche, accumulate in un decennio di insegnamento precario, dicono questo. Dicono anche, quando la convocazione arriva, che non durerà molto, e chissà quando ne arriverà un’altra. E chissà quando arriveranno i soldi. Quando va bene, la media è due mesi dalla scadenza del contratto.

Sono stanco al sol pensiero di ricominciare un altro anno scolastico con questi presupposti. Il sol pensiero, alcuni giorni, mi toglie quel sorriso che, per natura e per una fortuna caratteriale, assaporo la mattina quando apro gli occhi. Il mio solito buonumore, da qualche anno, comincia a dissolversi con il dissolversi dell’estate, con l’incombere della riapertura delle scuole. Ma non perché non abbia voglia di lavorare, anzi, esattamente per il motivo opposto: perché avrei voglia di lavorare, di svolgere il lavoro che sento di saper fare (e di voler fare) tra tutti quelli che sono costretto a mettere insieme per guadagnarmi un’esistenza dignitosa.

Diciamo decente.

Sono stanco, quando finalmente una supplenza arriva, di firmare contratti di venti, massimo quaranta giorni, senza mai avere la possibilità di organizzare un programma didattico completo, sempre in bilico, aggrappato a un rinnovo di cui nulla si sa, se non all’ultimo momento.

Sono stanco di lasciare una classe alla quale mi affeziono, con la quale comincio a condividere una parte della mia vita che poi devo interrompere a bruciapelo, da un giorno all’altro.

Sono stanco di subire i conseguenti sbalzi di umore.

Sono stanco di inventarmi in continuazione altri lavori per sopravvivere.

Sono stanco, con tutto il rispetto, di ascoltare la sua voce, e di leggere le sue interviste. Mi sembra tutto così lontano. Così falso. Così illogico. Oddio, mettendomi nei Suoi panni mi rendo conto che una logica ce l’ha. Il succedersi degli eventi e le cifre che ne scaturiscono parlano chiaro. Al momento del Suo insediamento, raccontano alcune cronache, Le è stato chiesto di recuperare attraverso il Suo dicastero una parte dei soldi utili ad accontentare altri dicasteri ritenuti più importanti (mi chiedo: c’è qualcosa di più importante per un paese della pubblica istruzione?). E lei, diligentemente, ha eseguito il compito assegnatoLe. Il che, numericamente tradotto, significa otto miliardi di euro da rastrellare entro tre anni, recuperabili attraverso il taglio di oltre 130.000 posti di lavoro, aumentando il numero di studenti nelle classi, spazzando via dalle graduatorie una quantità impressionante di insegnanti, o aspiranti tali, abolendo di fatto la cosiddetta “terza fascia”.

Senza dimenticare di strizzare l’occhio alle scuole private, e alla richiesta di rendere centrale e obbligatoria l’ora di religione da parte di chi, in teoria, dovrebbe occuparsi di un altro Stato, non di quello italiano.

Sono stanco di vedere, Lei non ci crederà, i miei colleghi (o aspiranti tali) arrampicarsi sui cornicioni o girare davanti agli ingressi delle “loro” scuole in mutande, per manifestare tutta la loro disperazione. Non riesco più a vederli, neanche in televisione. E non riesco più a guardarli dritto negli occhi, quando mi capita di incontrarli.

Come avrà intuito, Ministro, sono piuttosto stanco. Così ho deciso di riposarmi un po’, ma allo stesso tempo di rimanere attivo (dovessi sentirmi dire anche da Lei che sono un “bamboccione”, o peggio, un “fannullone”).

Ecco perché ho deciso, ancora una volta, di partire.

Qualche tempo fa, in una delle tante pause tra una convocazione e l’altra, ho accettato la proposta di una rivista per un reportage nel sud di Dakar, in un villaggio dove alcuni italiani di buona volontà hanno costruito un centro di accoglienza per bambini, nel quale insegnano loro il francese, lingua nazionale, dandogli in questo modo la possibilità di un futuro. Alla fine della mia permanenza il direttore del centro mi disse: “Sto seguendo quello che accade nel nostro paese. Se non la fanno insegnare in Italia, qui di insegnanti ne abbiamo bisogno come il pane...”.

Ebbene, nei prossimi mesi insegnerò in Africa.

Mi creda, caro Ministro, non è una scelta così coraggiosa come potrebbe apparire. Ci si sente bene, aiutando persone che hanno bisogno di te, e che apprezzano immensamente quanto tu sei pronto a fare per loro. Ci si sente meglio. Ci si addormenta senza patemi; e la mattina, quando apri gli occhi, torna il sorriso. Torna quel buonumore di cui sopra. E poi ho pensato, con un pizzico di perfidia, che in un certo senso questa scelta avrebbe fatto piacere anche a Lei, Ministro, e al governo che Lei rappresenta. Due piccioni con una fava, almeno per qualche tempo: un disoccupato in meno, un precario di meno, che inoltre va pure a insegnare in Africa. Magari così restano nel loro paese, invece di arrivare nel nostro. La invito quindi a considerare questa mia trasferta africana non solo come un’importante e ulteriore esperienza didattica che, ne sono sicuro, migliorerà la qualità del mio insegnamento, ma anche come una forma di protesta nei Suoi confronti. Una protesta individuale, inevitabilmente poco efficace, originale ma poco pratica.

Il fatto è, come ho cercato di spiegare, che sono stanco. Mentalmente stanco. E non riesco a sostare con le tende in viale Trastevere, davanti al Suo dicastero, né a partecipare alle infinite manifestazioni che si moltiplicheranno in questi mesi. Da questo punto di vista ha vinto Lei, almeno contro di me.

Una collega mi ha rimproverato: “Così ci lasci da soli, e il Ministro non saprà mai della tua forma di protesta. Quello che stai facendo, per quanto mi riguarda, è del tutto inutile”. Le parole della collega mi hanno scosso, un po’ anche ferito. E forse sono state soprattutto quelle parole a convincermi che forse era arrivato il momento di scriverLe questa lettera. Perché ormai ho preso la mia decisione: e il mio bagaglio, leggero come la libertà, è
praticamente pronto.

Arrivederci Ministro, dunque. Arrivederci a quando il vento dell’oceano avrà d’incanto portato via la mia stanchezza. Arrivederci a presto. Molto presto.

Cordialmente

Emiliano Sbaraglia

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Emiliano Sbaraglia, l’autore di questa lettera, ha pubblicato da poco un libro sulla sua esperienza di insegnamento precario.

La scuola siamo noi (Fanucci) non è un romanzo, né un reportage narrativo né un saggio; è un libro nuovo nel suo essere concepito e scritto, dove è possibile comprendere la grande potenzialità che i ragazzi rappresentano e dare loro la possibilità di vivere un futuro diverso. C’è una classe, la quinta di un liceo scientifico di provincia, che è indietro nel programma di latino e italiano, e c’è un professore, supplente e precario da dieci anni, che deve portarla alla maturità, cercando di recuperare il tempo perduto.

19/10/2009 15:09


Manifesto
firma su foruminsegnanti.it

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Si estendono le occupazioni delle scuole bolognesi.
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milano , 08/02/2010
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di comitato genitori san mamete
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