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Senago , 07/12/2008
La valutazione in decimi

di Carlo Avossa

I rischi della valutazione in decimi
La legge 169, che tra l’altro dispone che le scuole esprimano la valutazione in decimi, mette in difficoltà i Collegi Docenti che hanno elaborato un pensiero ed una pratica pedagogica della valutazione.
L'idea di ritornare ai numeri per valutare è una semplificazione reazionaria e pericolosa, un ritorno ad un inesistente passato mitico che tanto mitico non è, ma soprattutto la confusione tra valutazione sommativa e valutazione formativa; è mescolare il piano dalla misurazione del risultato (verifica) con quello dell'interpretazione e dell'attribuzione di valore e significato di tutti gli elementi relativi alla situazione attualizzata ed in divenire dell'alunno/a e della scuola (valutazione).
Il ritorno ai numeri rischia, se i Collegi non faranno o non hanno fatto un ragionamento serio su questi temi, di annullare il pensiero pedagogico ad essi legati.


Riflettere sulle contromisure possibili
I Collegi Docenti non sono impotenti: essi possono adottare alcuni accorgimenti per limitare i danni possibili alla cultura della valutazione da loro costruita, a volte faticosamente e nel corso degli anni.
Alcuni affermano che fare questo sia necessario da subito, poiché già diversi Dirigenti pensano che la 169, già legge dello Stato, sia prescrittiva ed operante.
Altri ritengono invece che, al momento attuale, i Collegi non debbano prendere in considerazione per nulla l’idea di rivedere l’attuale gestione della valutazione perché non sono state emesse le circolari applicative della 169 e che anzi la revisione delle modalità di valutazione degli alunni e delle alunne sia un eccesso di zelo che anticipa le malaugurate decisioni governative.
Indipendentemente da tale questione, appare quanto meno imprudente non far nulla, cioè evadere una discussione su significato e modalità della valutazione e della comunicazione alle famiglie alla luce della nuova situazione determinata dalla 169: insomma, anche ammesso che essa sia inoperante a causa della (momentanea) assenza della circolare applicativa, questa prima poi arriverà ed i Collegi non possono farsi prendere alla sprovvista.
Occorre perciò attrezzarsi; se, come si spera, il Ministero non riuscirà ad imporre la sua logica distorta, i Collegi, da tutta la discussione, avranno guadagnato una più forte cultura della valutazione. Se invece la 169 sarà applicata da apposite circolari, i CD avranno pronte le contromisure.

Che cosa può fare il Collegio Docenti?
Innanzitutto occorre ricordare che, in materia di merito valutativo, il Collegio Docenti è sovrano.
La valutazione non è infatti materia disponibile alla decisione di regolamenti ministeriali né tantomeno esistono disposizioni di legge che sottraggano ai Collegi la responsabilità e la competenza in materia.
Spetta così al CD decidere che cosa deve essere la valutazione e come farla; deve cioè indicarne i criteri, il senso, il modo ed il tempo. Esso infatti deve rispondere alle domande: chi valuta? A quale scopo valuta? Che cosa valuta? Come lo fa? Con quali scadenze?

Una scala di valutazione
Un modo per limitare i danni della 169 è creare una scala di valutazione, magari adottando quella già in uso, modificandola opportunamente se necessario. Occorre inoltre che il CD stabilisca se intendere la scala come un continuum o come una serie di posizioni discrete (esistono posizioni intermedie tra i gradi della scala?).
Il CD può anche deliberare di procedere senza una scala, ma con un giudizio analitico unico corredato da descrittori; quest’ipotesi, a parere di chi scrive, presenta però diversi problemi: perché, se i descrittori appaiono diversi, non lo sono i giudizi analitici? Come spiegare alle famiglie che due situazioni diverse sono valutate con il medesimo giudizio? Come spiegarlo alle alunne ed agli alunni?
Sarebbe lungo indagare approfonditamente sulla questione e non è questa la sede; nondimeno, si tratta di un’ipotesi che un Collegio può prendere in considerazione.
Alla luce di questi elementi l’ipotesi principale e più forte è quella di formulare una scala di valutazione.

I descrittori
Formulata una scala, occorre decidere in quali circostanze attribuirne i gradi, cioè a quali quadri descrittivi i singoli aggettivi possono far riferimento. Per esempio, il Collegio può indicare una serie di elementi che descrivono la situazione attualizzata decidendo che, ad esempio, "ottimo" (ma potrebbe essere un altro aggettivo o un’altra espressione sintetica) corrisponda ad un quadro descrittivo del genere: "Ha raggiunto gli obiettivi previsti dalla progettazione educativa/didattica, mostrandosi capace di applicare le conoscenze anche ad altri ambiti, integrandole ed approfondendole; si mostra capace di utilizzare linguaggi e procedure..." eccetera eccetera.
Qui ogni Collegio può dire la sua, perché è libero di mettere dentro "ottimo" (o quel che sarà) anche dei significati diversi rispetto a questi, citati a titolo di esempio e neanche tanto originali.

Una corrispondenza gradi-numeri
Dopo aver creato una scala di valutazione legata a quadri descrittivi, il Collegio può stabilire una corrispondenza tra i suoi gradi ed i voti numerici prescritti dalla 169. A questo punto, ciò non potrà togliere niente alla cultura pedagogica della valutazione che ha costruito un Collegio, se, come è possibile ed auspicabile, agli alunni ed alle alunne non verrà dato il voto numerico.
La difficoltà sarà però comunicarlo in modo efficace ai genitori: per loro, che attinenza con le valutazioni formative, che significato avrà il numero che vedranno sul documento di valutazione? E a monte: è chiaro ai genitori il significato di valutazione formativa? La scuola non cesserà di farla né deve cessare di darne notizia ai genitori, ma occorre dare alle famiglie gli strumenti per comprendere il senso di quello che fanno gli/le insegnanti.
Occorrono il dialogo e la disponibilità ad intendersi; inoltre, per rendere trasparente la “conversione” tra gradi della scala di valutazione e voti in decimi si può allegare o stampare all’interno del documento di valutazione l’elenco dei descrittori, i corrispondenti gradi della scala di valutazione adottata dal Collegio e l’equivalenza tra gradi e voti numerici.
Oppure si possono scrivere sia i gradi della scala che i voti in decimi.

Sviluppare la cultura della valutazione
E’ necessario che i Collegi riflettano e discutano la situazione, cogliendo l’occasione per approfondire ancora di più il discorso pedagogico sui temi della valutazione, ricercando soluzioni nuove, affinando gli strumenti culturali, ma anche evitando di buttar via le cose buone che la scuola ha fatto, cioè gli elementi di buona scuola che esistono già, ed anzi dare ad essi evoluzione e sviluppo.
Dal confronto sulla valutazione la scuola non può che uscire arricchita. Anche questo è contrasto alla Gelmini: fare una buona scuola equivale a sconfiggere nei fatti la logica governativa di semplificazione/impoverimento così visibile nel dettato della 169 in materia di valutazione.



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