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Milano , 06/07/2007
Due lettere a Fioroni dalla Lombardia

di Marco Donati - Mario Piemontese

Inizio luglio, non fa molto caldo a Milano, pare però che in Regione Lombardia la situazione sia davvero bollente.

Il cammino del Pdl sul riordino del sistema di istruzione e formazione professionale procede inesorabilmente. Dal 20 al 25 giugno ci sono state le audizioni. La VII Commissione ha ascoltato quel che gli auditori avevano da dire, molte le voci fuori dal coro. Quali però gli effetti? Pochi, anzi diciamo pure pochissimi.

Nelle ultime due settimane il testo è stato più volte modificato dalla Giunta e la stesura non è ancora definitiva. La maggioranza pensa però di essere ormai alle battute finali e ha fissato due sedute straordinarie del Consiglio per il 30 e 31 luglio proprio per l’approvazione.

L’opposizione non si è mai distinta particolarmente in questa fase quanto a compattezza, la presentazione di due Pdl alternativi a quello della Giunta, uno dell’Ulivo e l’altro del PRC, è decisamente emblematica. Sembrava ormai però che l’avvicinarsi della discussione in Consiglio e il rifiuto da parte della maggioranza di raggiungere accordi avessero definitivamente esaurito qualsiasi margine di manovra. Tutto lasciava supporre l’organizzazione da parte dei partiti d’opposizione di un’azione congiunta, finalizzata a far perlomeno slittare a dopo l’estate l’approvazione del Pdl.
In questi giorni però si è verificato un vero e proprio colpo di scena.

Più volte abbiamo ricordato che la questione lombarda non è solo di portata locale, bensì nazionale.
Formigoni con la sua campagna mediatica e soprattutto con il ricorso alla Corte Costituzionale contro il reintegro dell’istruzione tecnica e professionale nel sistema di istruzione, ha lanciato il suo attacco al Governo. La risposta del Governo è stata di poche parole e altrettanti pochi fatti. Il Governo ha dato proprio l’impressione di voler temporeggiare per cercare un accordo che non scontentasse, o quasi, nessuna delle parti in causa.

In cambio del ritiro del ricorso alla Corte Costituzionale il Governo ha offerto a Formigoni la sostituzione di una sola parola con un’altra, una soltanto, ma decisamente significativa: transitoria farà posto a sperimentale.

Ma di cosa stiamo parlando? È semplice, dei trienni di qualifica, cioè del secondo canale della riforma Moratti.

La Finanziaria 2007 non ha spazzato via i trienni di qualifica, ma si è limitata a dire che in “forma transitoria” potranno continuare ad esistere fino a quando il riordino del sistema di istruzione superiore non verrà completato. Il Regolamento per l’innalzamento dell’obbligo di istruzione in una stesura non ancora definitiva prevede che in “forma transitoria” l’obbligo possa essere assolto anche frequentando i primi due anni di un triennio di qualifica, sempre fino a quando non sarà definitivo il riordino del sistema di istruzione superiore.

Ecco però quel che è accaduto.

Il 4 luglio Sara Valmaggi e Carlo Spreafico, consiglieri regionali dell’Ulivo, hanno scritto una lettera a Giuseppe Fioroni, Mariangela Bastico e Silvia Costa. Non tanta roba, poche righe che di seguito riportiamo integralmente:

Riteniamo necessario, anche per agevolare una coerente e condivisa definizione della nuova legge regionale sul riordino del sistema di istruzione e formazione professionale, che nel regolamento ministeriale sull'obbligo di istruzione sia prevista non in forma transitoria ma
sperimentale la continuazione dei percorsi triennali.

È chiaro che tra transitoria e sperimentale c’è una differenza abissale.
Dire “forma transitoria” equivale a individuare il termine di un percorso. Parlare invece di “forma sperimentale” equivale invece a individuare la partenza di un percorso. La stagione del secondo canale della riforma Moratti, che sembrava doversi esaurire in poco tempo, se le cose andranno così vivrà una nuova e ancor più rigogliosa stagione.

Non stiamo a ricordare nuovamente, per evitare di essere noiosi, le ragioni che motivano la nostra contrarietà sia al secondo canale della Moratti che a percorsi integrati tra istruzione e formazione professionale. Per noi l’obbligo di istruzione si deve assolvere esclusivamente a scuola, non ci possono essere mediazioni o eccezioni.

A questo punto ci è sembrato necessario scrivere un a lettera a Giuseppe Fioroni, Mariangela Bastico e Silvia Costa, giusto per ricordare loro che si possono fare anche scelte diverse da quelle prospettate. Anche noi poca roba, tre righe che di seguito riportiamo integralmente:
Riteniamo necessario, anche per agevolare una coerente opposizione alla nuova legge regionale lombarda sul riordino del sistema di istruzione e formazione professionale, che nel regolamento ministeriale sull’obbligo di istruzione non venga previsto né in forma transitoria né in forma sperimentale la continuazione dei percorsi triennali.

La posizione del Governo è chiara, così come lo è la nostra, e per nostra non intendiamo quella di noi due soltanto, ma di tutti quelli che in questi anni si sono battuti senza mezze misure contro la riforma Moratti in difesa della Scuola della Costituzione.

Per l’ennesima volta poniamo al Governo nuovamente la solita domanda, esigiamo però che ci venga data una risposta chiara e definitiva. Decidiamo di farlo, come già in altre recenti occasioni, utilizzando le parole che Domenico Starnone ha scritto circa un mese fa sulle pagine de il manifesto.

Quale scuola volete? Una scuola di qualità per Franti, l'infame di Cuore, o una scuola di qualità per i soli capaci e i soli meritevoli? Una scuola di qualità che sia tale perché espelle i Franti o una scuola di qualità capace di trasformare Franti in capace e meritevole?

Milano, 5 luglio 2007

Marco Donati - Mario Piemontese






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