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Milano , 21/01/2007
Asili–Nido e finanziaria

di Daniela Muraro-Coordinamento Nidi

La legge finanziaria stanzia per il triennio 2007-2009 300milioni di euro "Per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi, al quale concorrono gli asili-nido,servizi integrativi,diversificati per modalità strutturali di accesso, di frequenza e di funzionamento, e i servizi innovativi nei luoghi di lavoro, presso le famiglie e presso i caseggiati." È la stessa cifra stanziata dal governo Berlusconi, anche se l’allora ministro del Lavoro e della Solidarietà Sociale on. Maroni avrebbe voluto destinarla solo per i nidi aziendali, cosa che non gli è stata possibile perché alcune Regioni, invocando le loro prerogative, ricorsero alla Corte Costituzionale ottenendo ragione.
Forse però, arrivati a questo punto, più che protestare per l’esiguità della cifra dobbiamo porre al Parlamento ed al Governo alcune domande: intendete continuare sulla strada dei servizi assistenziali spendendo il denaro pubblico in mille rivoli poco trasparenti? Avete fatto una verifica di tutti quei servizi “innovativi”che voi stessi avete definito “sperimentali”? Vi sembra intelligente finanziare servizi che dopo un anno o poco più spariscono? Che risposta vi siete dati del moltiplicarsi degli asili-nido privati? Vi sembra conveniente e lungimirante la pratica delle convenzioni con i privati quando ciò dovrebbe essere l’eccezione? Che spiegazione date dell’abbassarsi complessivo della qualità dei servizi per la prima infanzia?
Auspichiamo che nella prossima Conferenza Stato-Regioni qualche problema venga sollevato.

Un passo indietro. Gli asili-nido comunali nacquero (dopo alcune esperienze di avanguardia) nel 1971 con la legge 1044. Prima in Emilia, poi a Milano, Roma,Torino, Firenze, Venezia…….aprirono molti nidi comunali ancorché insufficienti in queste stesse realtà avanzate. Complessivamente i nidi erano e tuttora sono un numero esiguo rispetto a tutti i bambini da 0 a 3 anni, ma rappresentavano una realtà qualitativamente significativa, un servizio educativo e sociale che in pochi anni aveva raggiunto collaudati standard: progetto educativo, gestione, struttura, numero di bambini per educatrice.
Attorno al nido comunale erano cresciute le aspettative dei giovani genitori e molti confidavano che col governo Prodi e poi D’Alema (maggio ’96-maggio 2001) l’asilo-nido diventasse, per numero e costo della retta, accessibile, diventasse cioè un diritto delle bambine e dei bambini.
È successo invece che, prima poche voci, poi sempre più numerose sino a diventare un coro, affermarono che il vero problema fosse diversificare, sperimentare nuovi servizi flessibili, innovativi, alternativi al “tradizionale” nido comunale, per venire incontro alle mutate e diverse esigenze dei genitori.
Un’autentica campagna di mistificazione se si pensa sia alle lunghe liste d’attesa per entrare nell’asilo nido comunale, sia al fatto che da sempre questo servizio pratica orari diversificati e concordati coi genitori. Da molti anni poi esistono servizi integrativi al Nido cioè lo Spazio-Gioco, il Tempo-Famiglia e le ludoteche, aperti anche questi dalle amministrazioni comunali e funzionanti con grande soddisfazione dei genitori. Ma anche in questo caso in numero insufficiente per tutte le richieste.
Protagonisti della campagna che magicamente prospettava la soluzione del problema furono importanti organi di stampa che, raccogliendo l’input proveniente da politici e da amministratori, si buttarono a capofitto facendo propria una terminologia poco chiara, scorretta e demagogica: nido di caseggiato, nido famiglia, mininido, genitori autorganizzati, nido condominiale, tagesmutter, nidi nei luoghi di lavoro… tutti innovativi e sperimentali.
All’ombra della cortina fumogena innalzata attorno al bisogno del ”tradizionale” nido comunale sono cresciuti i nidi privati, convenzionati o no.
A Milano, dove i nidi privati sono 150, il sindaco signora Moratti invita i gestori dei nidi convenzionati ad adeguarsi agli standard di quelli comunali, ma ciò è impossibile perché la maggior parte, almeno giudicandoli dal punto di vista strutturale, dovrebbero chiudere non avendo spazi verdi intorno, essendo ubicati lungo strade trafficate, in luoghi angusti e poco illuminati dal sole.
Altro esempio di gestione irrazionale delle risorse sono i nidi aziendali. La Regione Lombardia ha speso per i nidi aziendali tutto quanto ricevuto dallo Stato per i nidi in generale, e vi ha aggiunto anche del suo, complessivamente euro 8.416.356,91.
Non critichiamo i nidi aperti presso grandi aggregazioni di giovani donne e di giovani uomini come ad esempio presso ospedali ed università dove peraltro l’ambiente si presta, ma che senso ha destinare 70.000 euro per sistemare un ambiente comunque non idoneo, aggiungendovi poi 2.500 euro annui per la gestione di ogni bambino, per aprire un nido di 8/10 bambini destinato a chiudere nel giro di qualche anno? Che senso ha incoraggiare in modo sostanzioso piccoli nidi aziendali, talmente piccoli che vengono "aperti al territorio" per raggiungere il numero di 8 piccoli utenti?
Che dire dell’assistenza domiciliare del bambino? É fallita nonostante i nomi di fantasia, i soldi spesi, i documenti scritti ed il tempo perso. Quando i genitori ricorrono all’assistenza domiciliare non lo fanno per libera scelta e comunque preferiscono seguire i loro canali.
Siamo su un crinale perché è evidente che non possono coesistere a lungo servizi di qualità come gli asili-nido comunali accanto a servizi per l’infanzia dequalificati:o prevalgono i primi o prevalgono i secondi. E non si può continuare a fare vanto della grande tradizione dei nidi comunali emiliani e milanesi e contemporaneamente proporre nidi di caseggiato, nidi presso le famiglie fingendo di non sapere di che si tratti.
Che servizi dequalificati per la prima infanzia non possano stare accanto a ottimi nidi comunali lo sanno bene anche i nostri amministratori che silenziosamente ma non più di tanto lavorano per eroderne la qualità. A Milano, durante l’ultima giunta Albertini e grazie ad un decreto della Regione che ha riscritto gli standard per i nidi comunali, sono stati aperti una cinquantina di micronidi in edifici non idonei seppur di proprietà comunale ed immediatamente sono stati appaltati. Le educatrici isolate, non inserite in un collettivo funzionante, non sono certo aiutate nella loro crescita professionale. Questi nidi sono comunali ma di qualità inferiore agli altri.
La linea del un nido per tutti a prescindere è solo in apparente contrasto con la ricorrente proposta del bonus-bebè per le mamme che rinunciano al Nido. Nel disegno di chi persegue la trasformazione del nido comunale da servizio educativo e sociale in servizio assistenziale alla fine c’è un bonus per tutti con cui “liberamente” potremo scegliere.
Privati e cooperative ringraziano.

Coordinamento sostenitore della proposta di legge di iniziativa popolare ”L’asilo-nido:un diritto delle bambine e dei bambini”

(Si tratta di una proposta presentata in Parlamento nel marzo 1993 e che non è mai stata discussa ed è decaduta. Nel frattempo però sono state presentate altre due proposte di legge di iniziativa popolare che coinvolgono i nidi. La proposta”0-6 anni” e la proposta ”Per una buona scuola per la Repubblica”)


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