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Tevernuzze,Impruneta - FI , 07/02/2004
Nel Grande Progetto non è più tempo di fiabe

di Red

Gentile Ministra Letizia,
in ottobre le ho scritto una lettera aperta che è stata pubblicata da “Il diario della settimana” e da vari siti Internet (CGIL Scuola, MCE, ReteScuole ed altri): sono fonti che lei consulta?
In quella lettera esprimevo il mio dissenso rispetto al suo progetto di escludere il momento della mensa dai compiti dell’insegnante di classe del tempo pieno. Sottolineavo l’importanza del fare “compagnia” ai bambini per ascoltarli e dialogare insieme in un momento in cui i ruoli alunno – insegnante si ridefiniscono fuori dell’aula, intorno a un tavolo, intenti a consumare lo stesso pasto.

Ma oggi le scrivo spinta da un’altra urgenza.

Questa mattina, sfogliando il giornale in classe con i bambini, come facciamo spesso a partire dalla quarta elementare, tra le notizie ho letto: “La nuova scuola boccia le fiabe. Il Ministro cambia il piano di studio delle elementari. Appello degli scrittori”. (“La Repubblica”, 30/01/04).
Il professor Benedetto Vertecchi, intervistato dalla giornalista a questo proposito, ha dichiarato: “… A differenza dei vecchi programmi che erano di tipo normativo, questi piani (v. Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola primaria) lasciano ampio spazio alle scuole e alle scelte dei singoli insegnanti. Purtroppo, però, il fatto che non si faccia riferimento alla letteratura per l’infanzia è la premessa perché essa scompaia dalla scuola. …”
Ho letto l’articolo d’un fiato avvertendo, dal calore che sentivo crescere intorno a me, che i bambini si erano alzati e mi erano venuti vicini per ascoltare meglio. Quando ho terminato di leggere hanno detto solo “NO!”. “Ci fai le fotocopie?” qualcuno ha poi chiesto. Hanno voluto portare l’articolo a casa per farlo leggere ai genitori. A differenza di altre volte, non abbiamo sentito l’esigenza di confrontarci sul tema, perché sapevamo di pensarla tutti allo stesso modo.
Non è ideologia, Ministra Letizia, è la convinzione che si è formata con l’esperienza dei tanti libri letti in cinque anni (oltre cinquanta, li abbiamo contati!).
Da cinque anni infatti la mia collega ed io, maestre di una classe a tempo pieno, dedichiamo una parte del tempo dopo-mensa a leggere fiabe, racconti, poesie di autori contemporanei o del passato, oltre a storie scritte dagli stessi nostri bambini (sono autori di testi dai contenuti affascinanti e originali e dalla forma un po’ anarchica per quanto riguarda accenti, doppie e h!).
Questo appuntamento quotidiano ha contribuito a costruire nella nostra piccola comunità valori etici e culturali quali la capacità di ascolto, dialogo e confronto, il diritto di critica, la voglia di capire, di sapere, l’interesse per la diversità, l’empatia con le storie di altri bambini e bambine, la curiosità per le biografie di scrittori e illustratori di libri per bambini, le riflessioni sugli stili e le scelte dei diversi scrittori (“Dahl fa sempre così con i suoi personaggi, anche a quelli che protegge fa succedere qualche brutta avventura!”), su parole desuete (“Pastrano? Cosa vuol dire?”), ancora poco conosciute (“Esterrefatta? No, hai sbagliato, in un altro libro diceva estrefatta!”), metafore (“E’ bello quando invece di dire sole dice palla di fuoco!”), luoghi lontani (“Quando il delfino supera la barriera corallina potrà tornare indietro dalla sua famiglia?”)
Un giorno una bambina ha portato in classe le memorie scritte da sua nonna e pubblicate con altre in un piccolo libro; una mamma ci ha prestato “Il delfino” di Bambarèn perchè le era piaciuto molto; un bambino ha insistito perché leggessimo insieme il libro appena letto da solo, “Polissena del porcello” di Bianca Pitzorno; una mia amica argentina ci ha regalato uno splendido libro di Elena Walsh, la più famosa scrittrice per bambini argentina, da noi quasi sconosciuta. Abbiamo incontrato autori, illustratori e lettori che ci hanno fatto amare di più i libri, o ce li hanno fatti criticare consapevolmente. Libri che non rappresentano per noi solo un momento di ascolto piacevole, ma anche una rete di contatto col mondo di chi legge e di chi scrive.

E’ proprio sicura, Ministra, che tutto questo non abbia sufficiente dignità educativa per divenire parte del Grande Progetto che lei ha fatto predisporre per noi? Non crede che sia doveroso indicare esplicitamente agli insegnanti di presentare ai bambini quel patrimonio insostituibile che è la letteratura per l’infanzia (e non solo)?
Avendo inoltre verificato che nelle sue indicazioni per la scuola dell’infanzia si fa invece esplicito riferimento a questa letteratura, mi assale un terribile sospetto: fino a cinque anni i bambini possono ascoltare le favole, poi non più! Perché varcato il portone della scuola (la PRIM’ARIA!) sogni, fantasticherie, sentimenti fanno perdere tempo, c’è IL PROGRAMMA da seguire, al termine del quale c’è… IL GIUDIZIO (che poi si esprime in un VOTO) che certifica il successo scolastico del bambino.
Ma lei, oltre che del voto, non ha paura del VUOTO?
Saluto lei e la sua legge n. 53; anche noi domani si legge… Polissena, da pag.54 .

Anna Sarfatti


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